21:47

Un programma in sei puntate in cui sono protagoniste storie di donne, raccontate da donne partendo da oggetti che abitano cassetti, case, musei. La domanda di partenza di questo progetto culturale a cura di Roberta Bonazza è come la popolazione femminile abbia vissuto la Grande Guerra, sul campo – nel ruolo di infermiere o portatrici – o a casa, spesso chiuse in un dolore silenzioso.

21:20

Un programma in sei puntate in cui sono protagoniste storie di donne, raccontate da donne partendo da oggetti che abitano cassetti, case, musei. La domanda di partenza di questo progetto culturale a cura di Roberta Bonazza è come la popolazione femminile abbia vissuto la Grande Guerra, sul campo – nel ruolo di infermiere o portatrici – o a casa, spesso chiuse in un dolore silenzioso.

22:49

Fare una frittata per sette persone con un uovo, non è forse creatività? Partendo da un episodio semplice di vita quotidiana, Miriam Moschini racconta la storia di sua nonna Luigia Marasca, detta Vigia, di Pilcante di Ala. Profuga durante la prima guerra mondiale sul Lago Maggiore conobbe qui la famiglia – anch'essa sfollata - di colui che diventerà il padre di Miriam.

22:33

Anna Chesi racconta la storia di sua madre Tersilla Erminia Foresti, portatrice durante la Grande Guerra, mentre Ilaria Dallagiovanna ci porta il ricordo della nonna Assunta che, bambina negli stessi anni, condivise il pane e il poco cibo a disposizione con un prigioniero russo. Una gabbietta per uccellini in fil di ferro rimane a testimonianza di questa straordinaria amicizia.

21:36

Anna Panizza racconta la storia della nonna Maria Mariotti di Vermiglio. Sfollata dal suo paese all’età di sedici anni, Maria tiene un diario conservato poi da una figlia emigrata in Australia e quindi recapitato alla nipote Anna.

23:11

Rossella racconta la storia della vivace nonna Ida. Ida Betta, di Tenno, partì per la Moravia come profuga ad undici anni, assieme alla sua numerosa famiglia. Qui visse per tre anni come sfollata, senza perdere il buonumore e, anzi, cercando di reinventarsi come interprete e tramite tra la propria famiglia e la gente del posto.