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Brani di storia sui muri trentini

  • Barco di Sopra, presso Albiano, Val di Cembra (foto 2022).

    Un muro di un complesso di case contadine, in una piccola frazione semi-abbandonata, porta la data, in cifre romane, della sua probabile costruzione o del suo rifacimento: MDCCCXXI (1821). Dopo i turbini napoleonici, il Trentino era entrato, da soli sei anni, nella compagine del nuovo Impero austriaco.

  • Trento, via Venezia (foto 2020).

    Per i numerosi esercizi commerciali non vi erano solo le insegne: spesso ancora erano le scritte sul muro a definirli. Sul muro di questa vecchia osteria, posta sulla strada per la Valsugana, subito dopo il convento dei Francescani uscendo da Trento, si può intuire il nome di “Osteria alla Stanga”; ma anche, sovrascritto, quello successivo, più anonimo e più generico, di “Vendita di vino”.

  • Cles, via Gianbattista Lampi (foto 2020).

    Su una delle vie principali della borgata capoluogo della Val di Non, un grande caseggiato presenta diverse scritte. Al centro si vede un chiaro “W il Duce”; verso destra si trova invece una scrittura ufficiale riquadrata, che definiva il luogo secondo la riorganizzazione amministrativa del 1923: c’erano probabilmente le indicazioni di Provincia e Circondario; quindi leggiamo (pur con difficoltà) le ulteriori specificazioni: “Mandamento di Cles” e “Comune di Cles”. Mandamenti e Circondari scomparvero nel 1927, ma la scritta rimase.

  • Stesso edificio.

    Spostandoci ancora verso destra, un perentorio “Duce a noi!” ci riporta immediatamente dentro al fascismo, con la riproposizione del sintetico motto degli Arditi nella prima guerra mondiale, divenuto poi “proprietà” dei fascisti.

  • Romeno, via Mario Zucali (foto 2021).

    Sulla via principale dell’importante borgo dell’alta Valle di Non, troviamo ancora una citazione mussoliniana, qui in parte caduta: “Dove vi è una volontà vi è una strada”. La fonte, e quindi anche il termine post quem, è un articolo di Mussolini, intitolato Il 1934, scritto per i giornali statunitensi dell’Universal Service, e stampato poi anche su “Il Popolo d’Italia” del 2 gennaio 1934.

  • Anterivo / Altrei (BZ) (foto 2023).

    Sulle mura della piccola frazione mistilingue della Valle di Fiemme, oggi in Provincia di Bolzano, e quindi al confine linguistico, il fascismo vuol lasciare il proprio segno: “L’Italia ha finalmente il suo Impero. Mussolini”, recita il brano, in parte caduto, con tanto di indicazione dell’ovvio ma illustre autore. È notoriamente il discorso tenuto da Mussolini a Roma la sera del 9 maggio 1936, dopo la vittoria in Etiopia. Ad Anterivo, su altre case, compaiono altri brani del medesimo discorso.

  • Tret (foto 2019).

    Ci troviamo su un altro punto del confine linguistico, ossia a Tret (Comune di Fondo), ultimo avamposto della Valle di Non italiana, quello studiato dagli antropologi Cole e Wolf nel classico La frontiera nascosta (1974). La parte destra del caseggiato riporta un “W la classe 1915”, mentre poco più a sinistra si intuisce un “W i coscriti”: è l’utilizzo tipicamente settentrionale del termine, che indica i “coetanei”, che festeggiano la raggiunta maggiore età, ovvero i 21 anni. Siamo dunque nel 1936.

  • Stesso edificio.

    Spostandoci verso sinistra, un’ennesima scritta dei coscritti, “W 1925” (o 1926?), ci porta nel secondo dopoguerra, e si interseca con un’altra scritta coeva, rimanenza della battaglia elettorale del 1946, quella per la Costituente, la prima dal 1924. Forse c’era un “vota”, forse un “viva”: comunque poi si legge: “P.S.I.U.P. compagni socialisti avanti”. È il Partito Socialista di Unità Proletaria (questo il nome del partito socialista in quel momento), che nel Comune di Fondo (a cui Tret apparteneva) totalizzerà il 16% dei voti.

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