{"id":3272,"date":"2024-02-22T10:07:39","date_gmt":"2024-02-22T08:07:39","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3272"},"modified":"2024-02-22T10:07:39","modified_gmt":"2024-02-22T08:07:39","slug":"sbeffeggiare-il-regime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/pop-culture\/sbeffeggiare-il-regime\/","title":{"rendered":"Sbeffeggiare il regime"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autoironia, si sa, non \u00e8 caratteristica di cui siano ricche le dittature.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fascismo italiano, cos\u00ec attento, per primo, a mantenere sotto controllo ogni aspetto della vita pubblica e privata dei propri sudditi, ha per tutta la durata del regime un rapporto a dir poco conflittuale con il tema del riso. Il movimento mussoliniano, infatti, nasce alla fine della prima guerra mondiale anche accaparrandosi l\u2019eredit\u00e0 di quella \u201ctrincerocrazia\u201d militare che sotto le bombe declamava di \u201cridere in faccia alla morte!\u201d con toni e battute futuriste. Le ardite imprese portate avanti contro il nemico vengono chiamate \u201cbeffe\u201d, riconoscendo nell\u2019atto eroico anche una sorta di scherno nei confronti della potenza avversaria. Una vena di sarcasmo che accompagna anche le prime mosse del fascismo partito, con le brucianti battute contro gli avversari politici che accompagnano i pestaggi davanti alle fabbriche e l\u2019adozione di punizioni brutali ma contemporaneamente \u201cridicole\u201d nei confronti degli oppositori: l\u2019olio di ricino, classico metodo punitivo fascista, riduce la vittima a uno stato pietoso di impotenza; il nemico viene degradato a persona che non riesce a trattenere i propri bisogni corporali, un individuo da esporre alla pubblica vergogna, e di cui, appunto, ridere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cose ovviamente cambiano quando il fascismo raggiunge il potere: il riso che \u00e8 servito a scardinare il precedente sistema ora viene messo sotto controllo e bandito. Governare, dir\u00e0 \u201cLui\u201d, \u00e8 una cosa seria!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo se volessimo fare la storia del riso durante il periodo fascista ci troveremmo di fronte al continuo, occhiuto controllo della censura. Del duce non si ride mai pubblicamente, e quando negli anni trenta riviste satiriche come il <em>Marc\u2019Aurelio <\/em>o <em>Bertoldo <\/em>si permettono di ironizzare sui vari gerarchi o su specifici aspetti del regime, il loro modo di \u201cprendere in giro\u201d l\u2019<em>establishment<\/em> \u00e8 visto da molti come un termometro per misurare l\u2019effettivo potere dei singoli ras del fascismo: la satira fascista a livello politico se la prende per lo pi\u00f9 con chi sta uscendo dalle grazie di Mussolini o con gli atteggiamenti pi\u00f9 imbarazzanti dei deliri di onnipotenza dei gerarchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, un Ventennio in cui sembra proprio esserci poco da ridere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Probabilmente \u00e8 anche per questo che con la caduta del regime e soprattutto la fine della guerra si assiste a una vera e propria esplosione di satira sul fascismo defunto che prende corpo maggiormente attraverso il grande strumento di racconto pubblico dell\u2019Italia del dopoguerra: il cinema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Come persi la guerra, <\/em>film del 1947 con protagonista Macario, oltre a essere uno dei film che segnano l\u2019inizio della stagione neorealista in Italia, \u00e8 una pellicola carica di amara ironia che racconta in maniera trasognata le vicende del decennio guerresco fascista (dalla guerra d\u2019Etiopia alla Resistenza) attraverso gli occhi di un povero soldato sballottato in maniera pi\u00f9 o meno inconscia da un fronte all\u2019altro. Un effetto comico assicurato ma che getta le basi per l\u2019immagine dell\u2019italiano inconsapevole e quindi incolpevole.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"576\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3274\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-1.jpeg 720w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-1-300x240.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fotogramma di \u201cCome persi la guerra\u201d (1947)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si ride del fascismo nell\u2019Italia del dopoguerra proprio per marcarne la distanza dal Paese. Un regime \u201cda operetta\u201d, tragico nei suoi risvolti ma non serio, raffazzonato. In una terra in cui trionfa la retorica di <em>Don Camillo e Peppone <\/em>il passato fascista viene derubricato a parentesi di cui si pu\u00f2 pi\u00f9 ridere che preoccuparsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni sessanta in questo sono il trionfo di una nuova lettura del passato fascista: <em>Il federale <\/em>del 1961 con Ugo Tognazzi presenta il fascista medio come un personaggio grottesco, ottuso, incapace di andare al di l\u00e0 della stessa propaganda di regime e che si d\u00e0 un tono scimmiottando gli atteggiamenti caratteristici della parlata e della mimica mussoliniana. L\u2019anno prima, il 1960, arriva finalmente anche in Italia, sebbene pesantemente censurato, <em>Il grande dittatore <\/em>di Charlie Chaplin, in cui la figura di Mussolini \u00e8 messa in ridicolo dalla sua caricatura che gi\u00e0 dal nome, \u201cBonito Napoloni\u201d, (Benzino Napaloni nell\u2019originale inglese), d\u00e0 al pubblico italiano l\u2019idea di un duce, e quindi anche di un regime, fanfarone e vanaglorioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1962 <em>Gli anni ruggenti <\/em>con Nino Manfredi ironizza sulle ruberie e la dilagante corruzione del fascismo di provincia, contribuendo a cementare l\u2019idea di un fallimento del fascismo come sistema, dimenticandone per\u00f2 gli aspetti repressivi e brutali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019idea che negli anni settanta viene rimarcata dal fascismo ridicolo raccontato da Fellini in <em>Amarcord <\/em>(1973), che fa da sfondo a una provincia \u201cprovinciale\u201d in cui nulla sembra realmente serio e la caricatura mussoliniana &#8211; l\u2019enorme volto composto di fiori- diviene l\u2019esempio di un regime lontano, impalpabile, il cui effetto sulla popolazione locale \u00e8 dato dalla brutalit\u00e0 degli squadristi. Pi\u00f9 una calamit\u00e0 naturale ricorsiva che non una realt\u00e0 che si sostanzia anche di consenso nell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"450\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3275\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-2.jpeg 600w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-2-300x225.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fotogramma di\u00a0 \u201cAmarcord\u201d (1973)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni ottanta del riflusso sono anche quelli in cui in generale il fascismo sembra andare meno di moda sul grande e sul piccolo schermo. Quando nel 1991 <em>Mediterraneo <\/em>di Salvatores parla dell\u2019avventura quasi omerica di un gruppo di soldati italiani su un\u2019isola della Grecia non sembra esserci necessit\u00e0 di affrontare il tema della dittatura e quello che tra tutti sembra il pi\u00f9 \u201cfascista\u201d del gruppo, il sergente Lorusso (Diego Abatantuono) \u00e8 una riproposizione del federale di Tognazzi: ottuso, in difficolt\u00e0 a cogliere il mondo che cambia, fondamentalmente buono.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-3-1024x576.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3276\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-3-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-3-300x169.jpeg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-3-768x432.jpeg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/02\/immagine-3.jpeg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fotogramma di \u201cMediterraneo\u201d (1991)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del fascismo insomma si ride in un modo che permette al fascismo stesso di sopravvivere in un immaginario edulcorato. Lontano anni luce dalla seriet\u00e0 brutale che cala sull\u2019orrore nazista (ancora nel 2012 la <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung <\/em>si chiede, facendo la recensione di <em>Er ist wieder da<\/em>, se sia \u201clecito\u201d ridere di Hitler), il fascismo italiano consolida quella sua immagine di ridicola pantomima. Il bellissimo <em>Fascisti su Marte&nbsp; <\/em>(2006) di Corrado Guzzanti non diverge in questo dalla classica rappresentazione del fascismo come \u201caccidente comico\u201d della storia: l\u2019immenso lavoro di cura del linguaggio utilizzato dagli astronauti fascisti mette ancora pi\u00f9 in luce la pretesa mussoliniana di creare \u201cl\u2019italiano nuovo\u201d anche a partire dal linguaggio, roboante e marziale. Una scelta che fa s\u00ec ridere del regime, ma che a ben vedere ne mette in luce, ironizzandoci su, la capacit\u00e0 comunicativa, il suo carattere di \u201crivoluzione della comunicazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo gli anni duemila sembra che del fascismo nel nostro Paese, almeno a livello di grande schermo, si rida meno e si rida male: il fiasco nelle sale di pellicole come <em>Sono tornato <\/em>(2017),<em> remake <\/em>di <em>Er ist wieder da <\/em>(2015), un film che cerca di ironizzare sul ritorno di un duce redivivo nella Roma di oggi, \u00e8 sintomatico del fatto che l\u2019Italia non sembra pi\u00f9 trovare accattivante il modo in cui si \u00e8 riso finora della dittatura fascista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E intanto a livello di <em>fiction <\/em>aumentano le produzioni che riprendono spezzoni del passato fascista ponendoli in una luce che pare, a tratti, rivalutativa, come <em>Comandante <\/em>(2023), film su Salvatore Todaro, sommergibilista della seconda guerra mondiale, o <em>Dino Grandi <\/em>(2024)<em> <\/em>serie RAI ispirata al gerarca fascista. Prodotti che non ridono del passato fascista ma che anzi, in qualche modo, tendono a normalizzarlo. Una tendenza che denota un cambiamento di paradigma, e su cui forse non c\u2019\u00e8 nulla da ridere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Aggiornato al 22 febbraio 2024)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fascismo \u00e8 stato uno dei soggetti preferiti della cinematografia italiana. Molti film sono stati dedicati al Ventennio e di questi molti hanno un taglio ironico, da commedia. 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