{"id":3468,"date":"2024-05-27T15:58:27","date_gmt":"2024-05-27T13:58:27","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3468"},"modified":"2024-05-28T14:51:20","modified_gmt":"2024-05-28T12:51:20","slug":"muri-fascisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/cronache\/muri-fascisti\/","title":{"rendered":"Muri fascisti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cCredere, Obbedire, Combattere\u201d<\/em>, <em>\u201cMolti nemici, molto onore\u201d<\/em> oppure l\u2019immancabile <em>\u201cVincere, e vinceremo!\u201d,<\/em> ma anche i pi\u00f9 verbosi \u201c<em>\u00c8 l&#8217;aratro che traccia il solco, ma \u00e8 la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori\u201d <\/em>o quelli pi\u00f9 schietti e diretti, alla \u201cIl duce ha sempre ragione!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 stato un periodo nella storia di questo paese in cui le scritte sui muri delle citt\u00e0 hanno rappresentato una parte consistente dell\u2019immaginario pubblico e anche del discorso politico nazionale. Un momento in cui all\u2019italiano medio viene propinata una sequela di slogan pi\u00f9 o meno potenti attorno a cui si salda l\u2019idea stessa di societ\u00e0. Una societ\u00e0 totalitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma facciamo un passo indietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ci raccontano altri contributi di questo numero, i muri sono sempre stati un luogo pubblico di dialogo o, meglio, di monologo: dichiarazioni d\u2019amore, insulti, proclami lanciati direttamente in strada da pi\u00f9 o meno anonimi \u201cscrittori\u201d, gente che approfitta di spezzoni di calce libera per farne una personale pagina rivolta al mondo. Una pratica giudicata spesso imbrattante se non addirittura pericolosa, tanto che le amministrazioni pubbliche di tutti i paesi e di tutte le et\u00e0 si dotano di specifiche legislazioni per fermare, cancellare e punire l\u2019occupazione di spazio pubblico con pensieri privati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando per\u00f2 le societ\u00e0 si trovano davanti a sfide particolarmente impegnative e il racconto pubblico va sostenuto con ogni mezzo, \u00e8 facile che il potere passi sopra alle intemperanze dei graffitari. Ecco allora che si chiude benevolmente un occhio coi soldati che tracciano a gesso \u201c<em>nach Paris<\/em>\u201d sui portelli delle tradotte militari che partono da Berlino nell\u2019estate del 1914. Anzi, quando lo slancio verso il massacro comincia a scemare, sono gli stessi servizi di informazioni ad occuparsi di fare <em>writing patriottico <\/em>nei dintorni del fronte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cTutti eroi! O il Piave o tutti accoppati!\u201d recita una famosa frase tracciata sul muro sbrecciato di una casa colonica nei pressi della linea di combattimento italiana nella primavera del 1918.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"304\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3470\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_1.jpeg 600w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_1-300x152.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">riproduzione su cartolina degli anni Venti dell\u2019immagine del motto della battaglia del Piave<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019immagine che diviene subito icona e che rimbalza sui media raccontando lo spontaneo patriottismo di anonimi fanti d\u2019Italia. Che stando alle ricerche iconografiche probabilmente non \u00e8 anonimo, e nemmeno spontaneo. Un&#8217;abile trovata di propaganda che riesce nell\u2019intento di dare un motto e una visione a uno dei pi\u00f9 brutali scontri sostenuti dal regio esercito, raccontando la guerra attraverso un muro che da tela bianca diviene velina dello Stato maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I muri gridano muti la forza del loro messaggio e la guerra mondiale insegna ai reduci l\u2019importanza di questa emotivit\u00e0 e la potenza di tali messaggi. \u0400 nelle retrovie del fronte che questo tipo di comunicazione da privata diventa pubblica ed \u00e8 in questi stessi luoghi che il nascente movimento fascista, che si dice erede della \u201ctrincerocrazia\u201d della Grande Guerra, apprende i rudimenti di comunicazione politica. Le scritte sui muri diventano parte integrante dello stile del fascismo delle origini, che imbratta i muri delle fabbriche con minacce o indica con segni distintivi le case dei nemici politici. Una pratica efficace che non viene abbandonata nemmeno quando prende il potere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"390\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3471\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_2.jpeg 600w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_2-300x195.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Motto mussoliniano tutt\u2019oggi visibile sul muro di una edificio a Serafina (BG)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Regime dalla comunicazione totalitaria, il fascismo non tralascia nessuno degli aspetti della vita informativa del paese nemmeno quando ha in mano le leve di giornali, cinegiornali e radio. I muri passano dall\u2019essere un luogo di sfogo per le idee che non trovano posto altrove a parte della comunicazione ufficiale del regime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dapprima, negli anni di consolidamento del regime, per lo pi\u00f9 si \u201cchiude un occhio\u201d sulle iniziative di singoli militanti che copiano sui muri le frasi di Mussolini che da capo del governo si sta rapidamente trasformando in duce. Mentre si applica in maniera draconiana la censura sulle scritte degli oppositori, le frasi del capo del governo rimangono in bella mostra sui muri, sancendo simbolicamente il fatto che ormai le uniche idee tollerate siano quelle del partito unico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, quando la dittatura arriva alla sua maturit\u00e0 e lo slancio degli inizi cede il passo alla stanchezza del governare, il regime prende iniziative sempre pi\u00f9 dirette per occupare fisicamente quella parte di spazio pubblico. Sui muri appaiono sempre pi\u00f9 elaborate scritte riportanti i pensieri del capo, accanto a cui spuntano, nuovo sviluppo del culto della personalit\u00e0, profili stilizzati di \u201cLUI\u201d e forme sempre pi\u00f9 raffinate di fasci littori. \u00c8 il passaggio, inesorabile, alla comunicazione iconica, che la dittatura italiana riesce a compiere occupando fisicamente i luoghi in cui di solito campeggiavano le scritte contro i vari potenti. I muri diventano parte della costruzione dell\u2019immaginario pubblico fascista, che rende virtualmente impossibile dimenticare che si sta vivendo in un\u2019Italia \u201cfascista\u201d. L\u2019apoteosi della \u201cdittatura dei muri\u201d arriva con l\u2019apposizione di scritte inneggianti al regime direttamente nell\u2019architettura degli edifici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"971\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3472\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_3.jpeg 640w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/05\/immagine_3-198x300.jpeg 198w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mosaico celebrativo della guerra d\u2019Etiopia alla galleria dei legionari (Trento), detto <em>la dona del flit.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201cdona del <em>flit\u201d, <\/em>come la chiamano i trentini, con la sua frase imperiale monca della firma che campeggia sulla facciata d\u2019entrata delle galleria dei legionari trentini, \u00e8 ancora oggi simbolo della capacit\u00e0 di penetrazione del messaggio murario fascista fino dentro la \u201cpelle\u201d degli edifici. Le strade dell\u2019Italia fascista trasudano di messaggi politici unidirezionali, che diventano essi stessi parte del paesaggio urbano, il tutto mentre all\u2019interno, nei locali pubblici, timorose mani di esercenti appendono cartelli con la scritta \u201cqui non si parla di politica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paradossalmente, pi\u00f9 i muri diventano megafono fascista, pi\u00f9 questa occupazione sembra sintomo di una difficolt\u00e0 crescente nel comunicare con le masse: accanto alle roboanti frasi del regime appaiono sempre pi\u00f9 spesso anonime scritte di attacco, soprattutto in forma di scherno: \u201cStarace chi legge!\u201d c\u2019\u00e8 scritto sui muri di Roma, cos\u00ec come riporta una preoccupata informativa dell\u2019OVRA, riferendosi al proverbiale scarso acume del gerarca. Durante la guerra il malcontento se la prende soprattutto con le facce di Benito, che vengono scrostate o vilipese. Un\u2019avvisaglia della crisi imminente. Quando il 25 luglio del 1943 si prova a cancellare il regime, con esso vengono cancellate molte (ma non tutte) scritte che lo raccontavano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora oggi, a distanza di ottant\u2019anni, i restauri delle facciate dei centri citt\u00e0 riportano alla luce le frasi, pi\u00f9 o meno elaborate, di quel passato in cui anche i muri finirono per essere megafono della dittatura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre sui giornali si discute sull\u2019opportunit\u00e0 di mantenere, cancellare o addirittura valorizzare questi resti di passato, tra accuse di <em>cancel culture <\/em>e richiami alla nostalgia del Ventennio, non si pu\u00f2 fare a meno di notare di quanto, purtroppo, la strategia dell\u2019occupazione di uno spazio comune di comunicazione di solito appannaggio dei \u201cribelli\u201d da parte di un potere autoritario sia stata, e ancora rimanga, decisamente efficace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Aggiornato al 28 maggio 2024)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I muri sono stati per secoli uno strumento di comunicazione trasversale, utilizzato soprattutto da chi, senza voce, vuole contrastare il potere. 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