{"id":3689,"date":"2024-09-25T15:48:41","date_gmt":"2024-09-25T13:48:41","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3689"},"modified":"2024-09-25T15:48:41","modified_gmt":"2024-09-25T13:48:41","slug":"il-gufo-gioca-a-tombola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/topic\/il-gufo-gioca-a-tombola\/","title":{"rendered":"Il Gufo gioca a Tombola"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I partigiani sono un esercito senza divisa. Ma anche loro hanno bisogno di simboli in cui identificarsi e con cui riconoscersi. E per dei combattenti italiani, come mostrano gli alpini o i bersaglieri, il copricapo \u00e8 particolarmente importante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo entrando nel Museo pi\u00f9 piccolo del mondo di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, balza subito all\u2019occhio un basco rosso con sopra un gufo nero su sfondo giallo. Un appassionato riconosce subito che si tratta di un berretto delle Sas, le squadre speciali inglesi, con il simbolo del tritone e il motto \u201cWho dares wins\u201d. Ma quel gufo ci racconta che, in questo caso, si tratta di una squadra: una squadra molto speciale. Il basco, insieme con altri materiali, apparteneva infatti a Battista Bortesi ed \u00e8 stato donato al Museo dal collezionista Fabrizio Panciroli, che da lui lo aveva ricevuto prima della sua scomparsa nel 2006.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"575\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Fabrizio-Panciroli-con-il-basco-1024x575.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-3691\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Fabrizio-Panciroli-con-il-basco-1024x575.webp 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Fabrizio-Panciroli-con-il-basco-300x169.webp 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Fabrizio-Panciroli-con-il-basco-768x431.webp 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Fabrizio-Panciroli-con-il-basco.webp 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fabrizio Panciroli con il basco e la giacca di Battista Bortesi<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bortesi, classe 1922, era di Cavriago, un piccolo centro a 10 chilometri a sudovest da Reggio, culla della produzione del Parmigiano Reggiano, ma anche del socialismo. Orfano di padre dal 1936, svolge la professione di panettiere, nel forno di Codemondo; poi diventa apprendista alle Officine Reggiane dove entra in contatto con l\u2019antifascismo clandestino. Nel 1941 viene richiamato alle armi e l\u2019anno dopo \u00e8 mandato in Russia, dove sperimenta le carenze dell\u2019esercito fascista. Rientrato in Italia, l\u20198 settembre 1943 si trova a Firenze. Lui e il suo compaesano Vasco Sassi \u201cFlobert\u201d, un anno pi\u00f9 giovane, si uniscono ai partigiani alla fine della primavera 1944 dopo essersi sottratti alla leva di Sal\u00f2. Dalle vie di latitanza sull\u2019Enza salgono in montagna e vengono aggregati alla 26a Brigata Garibaldi, Distaccamento Beucci, di stanza a Villa Minozzo. Bortesi sceglie come nome di battaglia \u201cBrickman\u201d, il protagonista di un film americano. La situazione \u00e8 difficile, dopo i pesanti rastrellamenti estivi. Ma a ridar fiducia ai partigiani \u00e8 l\u2019arrivo degli Alleati, pi\u00f9 specificamente degli inglesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Soe, il servizio segreto militare britannico, si propone di sostenere in tutta Europa le resistenze ai tedeschi, attraverso l\u2019invio di agenti speciali che stabiliscono contatti sul terreno e coordinano l\u2019invio di aviolanci in cambio di informazioni e azioni di sabotaggio. Fin dall\u2019estate 1944 gli inglesi sono presenti anche sull\u2019Appennino tra Reggio e Modena. Nel gennaio 1945, nella prospettiva della ripresa delle operazioni in primavera, viene inviata una nuova missione, la Envelope, guidata dal capitano Michael Lees. Lees entra rapidamente in contatto con i partigiani, anche grazie alla mediazione di don Domenico Orlandini, singolare figura di sacerdote locale, gi\u00e0 addestrato dagli inglesi e protagonista di rocambolesche missioni di salvataggio di ex prigionieri alleati sull\u2019Adriatico. Rientrato sulle sue montagne, Carlo, questo il suo nome di battaglia, guida le Fiamme Verdi, un gruppo di partigiani che interpretano la Resistenza in chiave apolitica. Anche per questo, si intende subito con Lees, che \u00e8 invece assai guardingo con i partigiani comunisti che controllano la zona e critica l\u2019atteggiamento disinvolto delle missioni americane dell\u2019Oss, pure presenti sul territorio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma man mano che la lotta prosegue le esigenze militari e il cameratismo prevalgono; e il clima si fa pi\u00f9 disteso. Lees decide allora di reclutare tra i \u201cribelli\u201d un gruppo scelto che risponda direttamente al suo comando. Nasce cos\u00ec la squadra speciale Gufo Nero, comandata dal partigiano azionista Glauco Monducci \u201cGordon\u201d. Ne fanno parte una ventina di uomini, tra i quali anche due ebrei: Gino Beer e Bruno Gimpel (che ha solo 17 anni).&nbsp; Sono equipaggiati e addestrati dagli inglesi. All\u2019inizio di marzo viene paracadutato in zona anche il maggiore Roy Farran, alias Patrick Mc Ginty, nato in India da genitori irlandesi, gi\u00e0 impegnato in Africa e in Francia. E\u2019 a capo del III battaglione della II Sas, che comprende una quarantina di soldati britannici ma anche sudafricani, greci e polacchi; e anche tre spagnoli, reclutati sotto falso nome attraverso la legione straniera. Viene lanciato con loro anche un obice da 75, che gli italiani battezzano presto \u201cmolto stanco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante i superiori lo dissuadano, Farran vuole compiere un\u2019azione eclatante e per farlo ha bisogno di mettere insieme un contingente adatto. E cos\u00ec, tramite Lees, contatta la squadra Gufo Nero e chiede ai comandi partigiani altre reclute, che vanno a formare la Compagnia italiana. Al gruppo si aggrega anche un distaccamento di circa quaranta partigiani russi, ex prigionieri dei tedeschi, al comando di Victor Pirogov \u201cModena\u201d, gi\u00e0 membro della banda Cervi. Questa composita formazione prende il nome di Battaglione Alleato, piccolo microcosmo che mostra la composizione internazionale della Resistenza e la natura sovranazionale della lotta ai fascismi nell\u2019Europa in guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 27 marzo 1945, nell\u2019ambito dell\u2019Operazione Tombola, il Battaglione Alleato attacca il comando tedesco di Albinea, riuscendo a debellarlo, nonostante la perdita di tre soldati (ancora ricordati su una lapide posta sulla villa) e il ferimento di Monducci e Lees. Grazie al suono della cornamusa del \u201csuonatore matto\u201d David Kirckpatrick, che precede gli assalitori suonando <em>God save the Queen<\/em>, l\u2019operazione verr\u00e0 rubricata dai tedeschi come attacco militare nemico e non come azione partigiana, salvando la popolazione locale dalle rappresaglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il comando tedesco si trova in effetti a Villa Calvi, nella frazione di Botteghe; e proprio l\u00ec nell\u2019estate precedente cinque soldati tedeschi, guidati dal maresciallo Hans Schmidt, avevano tramato con i partigiani per disertare, passando informazioni e materiale prezioso alla Resistenza locale. Scoperti, erano stati fucilati. Ma nell\u2019attacco del 1945 ci sono a vendicarli altri due disertori: il tedesco Georg Reinert, salito in montagna per amore della staffetta reggiana che diverr\u00e0 sua moglie; e l\u2019austriaco Hans Amoser, avventuriero dalle mille cicatrici, su cui pende una condanna a morte per reati comuni. La loro presenza dimostra come sia sempre necessario distinguere tra nazisti e tedeschi; e ci ricorda che oltre mille soldati della Wehrmacht, rischiando moltissimo, scelgono di passare con la Resistenza per motivi politici o personali, ma comunque stanchi della guerra di Hitler.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo Botteghe il Battaglione Alleato continua a combattere fino alla liberazione della bassa Modenese, perdendo altri uomini e i partigiani della Gufo Nero si guadagnano il rispetto degli Alleati. Tra loro anche tante ragazze impiegate come staffette, tra le quali l\u2019ultima ad andarsene \u00e8 stata Giovanna Quadreri \u201cLibert\u00e0\u201d, allora sedicenne e nel dopoguerra inesausta memoria della Resistenza reggiana; al funerale nel 2022 sulla sua bara era stesa la bandiera della Gufo Nero. Bortesi rientra a Cavriago dopo la guerra; ma poi si trasferisce a Roma per studiare. Torner\u00e0 solo nel 1960, facendo l\u2019antiquario fino al 1975. Ma non perder\u00e0 mai la sete di avventura e conserver\u00e0 sempre con orgoglio il basco della Gufo Nero. Quel simbolo ci ricorda che partigiani e Alleati, pur perseguendo obiettivi diversi e con non pochi attriti, riuscirono a collaborare, con coraggio e pazienza, per sconfiggere i nazisti e liberare l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dedicato a Matteo Incerti, grazie a Corrado Ferrari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mirco Carrattieri<\/strong><br>\u00c8 coordinatore del Comitato scientifico di <em>Liberation Route Italia<\/em>. \u00c8 stato presidente di ISTORECO, direttore del Museo della Repubblica di Montefiorino e dell\u2019Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Si occupa di storia della Storiografia, storia della Resistenza e Public History.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Aggiornato al 26 settembre 2024)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partendo da un basco rosso conservato presso il Museo pi\u00f9 piccolo del mondo ad Albinea emergono le vicende del partigiano Battista Bortesi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3690,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"aree":[],"numeri":[52],"class_list":["post-3689","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-topic","numeri-preziose-cianfrusaglie"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v20.4 (Yoast SEO v28.5) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Il Gufo gioca a Tombola - 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