{"id":3758,"date":"2024-11-04T16:23:07","date_gmt":"2024-11-04T14:23:07","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3758"},"modified":"2024-11-04T16:30:26","modified_gmt":"2024-11-04T14:30:26","slug":"larte-di-rompere-con-eleganza-e-grande-senso-estetico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/pop-culture\/larte-di-rompere-con-eleganza-e-grande-senso-estetico\/","title":{"rendered":"L\u2019arte di rompere, con eleganza e grande senso estetico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo chiesto a tre esperte di arte e performing art di provare a pensare a tutte le volte in cui l\u2019arte contemporanea \u00e8 stata sovversiva e le abbiamo sfidate a scegliere quella figura che merita di stare orgogliosamente nella categoria di \u201crompiscatole\u201d. Per aver messo in discussione l\u2019esistente con gesti artistici estremi o poetici, per aver agito decisioni coraggiose in tempi bui, per aver sperimentato pratiche di libert\u00e0 anche fuori dagli spazi museali. Ecco cosa ci hanno risposto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Virginia Sommadossi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Creative Director e comunicazione per Centrale Fies e per il corso di Teatro e Arti Performative e studi di genere dell\u2019Universit\u00e0 IUAV di Venezia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un po\u2019 per interesse personale, un po\u2019 per la linea politica quotidiana del centro per cui lavoro, ho pensato che la cosiddetta \u201dArte di Infiltrazione\u201d potesse essere interessante. Per parlarne dobbiamo entrare in un territorio inedito, quello della sovversione e dell&#8217;irruzione in istituzioni, sistemi, ambienti. \u00c8 un\u2019arte che si infila, senza bussare, in spazi dove non \u00e8 invitata, in contesti quotidiani dove l&#8217;arte di solito non osa mettere piede, ma difficilmente \u00e8 maleducata. Solitamente va a scovare, tra le pieghe dell&#8217;ordinario, dove si cela la possibilit\u00e0 di ridefinire il reale. Pu\u00f2 un gesto artistico diventare un urlo di protesta, un abbraccio a chi si sente escluso, una dichiarazione di intenti? Pu\u00f2 l&#8217;arte sfidare le convenzioni, destabilizzare le aspettative, esprimere l\u2019irrequietezza di un pensiero che non si piega? Attratti da questo spirito di ribellione, gli artisti e le artiste \u201cdi infiltrazione\u201d si muovono tra le pieghe della societ\u00e0, creando un mondo in continua trasformazione, dove ogni gesto si carica di significati nuovi e radicali. Le loro azioni diventano manifesti visivi, forme che parlano a tutti, che rompono il silenzio e pongono interrogativi urgenti.&nbsp;<br>Ora c\u2019\u00e8 solo da scegliere quale. Nel cuore io ho Giovanni Morbin. Non \u00e8 che tutto ci\u00f2 che non ci piace va distrutto o la narrazione mainstream censurata, ci sono modalit\u00e0 che creano dibattito in modo potente. Nel 2014, Giovanni Morbin ha fatto un\u2019aggiunta sottile ma incisiva sulla facciata dell\u2019ex Casa del Fascio di Valdagno, oggi ufficio delle imposte. Accanto alla \u201cM\u201d monumentale e rigida, simbolo muscolare del fascismo, \u00e8 apparsa una delicata \u201ce\u201d in marmo rosa. Un gesto minimo ma dirompente che riapre la ferita mai chiusa del fascismo, mettendolo sotto i nostri occhi con forza disarmante.<br>Per i cittadini e le cittadine, con l\u2019abitudine a quella \u201cM\u201d come parte del paesaggio, l\u2019apparizione della \u201ce\u201d \u00e8 una scossa nel quotidiano, un disturbo che risveglia la coscienza, riportando alla luce questioni che pensavamo archiviate. Morbin ha introdotto nel flusso ordinario della vita una provocazione invisibile ma penetrante: un invito a guardarsi dentro e riconoscere quell\u2019ego fascista, spesso dormiente, ma mai davvero estinto.<br>Questa azione performativa ha dato origine a un\u2019installazione che, pur essendo minimalista, ci mette di fronte a interrogativi profondi su come viviamo lo spazio pubblico e su quanto sia impregnato di memorie scomode. Con un gesto cos\u00ec preciso, Morbin trasforma l&#8217;architettura e la scultura in strumenti potenti, che svelano quelle tensioni sottili e inquietanti di un fascismo ben mascherato, nascosto sotto una patina di rispettabilit\u00e0, borghesia, perfino benevolenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_1-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3801\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_1-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_1-300x200.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_1-768x513.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_1.jpg 1078w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Frida Carazzato <\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C<strong>uratrice scientifica Museion &#8211; museo d&#8217;arte moderna e contemporanea di Bolzano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi verrebbero tanti nomi, ma forse se penso al territorio e ai miei pi\u00f9 recenti interessi direi Mirella Bentivoglio (1922 &#8211; 2017), artista, curatrice, poetessa e scrittrice.<br>Nel 1968 si \u00e8 avvicinata alla Poesia concreta, visiva e alla poesia-oggetto. Ha lavorato tra il linguaggio, l\u2019immagine e le figure archetipe, collaborando e sostenendo negli anni il movimento femminista italiano e internazionale. Celebre \u00e8 la mostra intitolata \u201cMaterializzazione del linguaggio\u201d da lei curata nel 1978, in occasione della 38\u00aa Biennale Arte di Venezia. Questa mostra collettiva presentava solo donne artiste e, nonostante sia durata solo un mese, \u00e8 stata l\u2019occasione per porre finalmente sotto i riflettori della kermesse veneziana la mancanza delle artiste, della loro voce e della loro produzione nelle grandi esposizioni nazionali e internazionali.<br>Mirella Bentivoglio come artista ha esposto in moltissime manifestazioni internazionali e come curatrice \u00e8 stata una figura centrale nel creare connessioni tra le artiste italiane e le ricerche internazionali, creando un ponte necessario tra le produzioni artistiche e il pensiero di molte artiste. Il ruolo di Mirella Bentivoglio \u00e8 indubbiamente cruciale non solo nella storia dell\u2019arte italiana e internazionale ma anche nella riscrittura della stessa. La sua mostra in occasione della Biennale di Venezia \u00e8 stata oggetto negli ultimi anni di numerose ricerche e riscoperte, che permettono quindi di portare avanti il suo instancabile lavoro di promozione, riscrittura e affermazione e autodeterminazione di quello che \u00e8 stato definito \u201cil soggetto imprevisto\u201d, ovvero la donna.<br>Una parte considerevole del suo archivio e della sua collezione sono attualmente custoditi presso il Mart di Trento e Rovereto, compresa una delle opere che secondo me si lega meglio con il tema trattato in questo Magazine: \u201cCorrezione &#8211; Promozione linguistica del cucito (1988), in cui si legge il testo \u201c<s>Niente<\/s> Abbiate paura, sono una donna\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_2-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3802\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_2-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_2-300x200.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_2-768x513.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_2.jpg 1078w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Chiara Radice <\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Storica dell\u2019arte, funzionaria presso Unit\u00e0 di missione strategica soprintendenza per i beni e le attivit\u00e0 culturali PAT<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando nell\u2019agosto del 1943 Milano fu devastata dai bombardamenti, solo una decina delle sale della Pinacoteca di Brera resistettero a fatica allo sfacelo; le altre furono distrutte. Lo spettacolo spettrale che si present\u00f2 agli occhi della direttrice Fernanda Wittgens (1903-1957), uscita dal carcere dove era stata rinchiusa per la sua attivit\u00e0 antifascista, fu straziante, ma dalle macerie di Brera i suoi \u201ccapolavorissimi\u201d, come lei li chiamava, si erano salvati, grazie alla lungimiranza di quella donna tenace e appassionata, che mesi prima aveva svuotato la Pinacoteca ricoverando le opere di Mantegna, Piero della Francesca, Caravaggio e tanti altri in giro per l\u2019Italia del centro-nord, in luoghi sicuri, mettendo a repentaglio la sua stessa vita trasportandole su mezzi di fortuna, strappandole dall\u2019oblio della distruzione. Anche il Cenacolo di Leonardo da Vinci era ancora in piedi, grazie al sistema di protezione cautelativo da lei voluto. E quando venne il momento di ricostruire, Fernanda Wittgens, a cui era stato proposto un modesto restauro di tre salette per un\u2019immediata riapertura, s\u2019oppose con determinazione: la \u201cGrande Brera\u201d doveva rinascere, tutta, senza compromessi n\u00e9 ulteriori menomazioni. E cos\u00ec fu. L\u2019allodola \u2013 come affettuosamente l\u2019aveva ribattezzata Ettore Modigliani \u2013 dispieg\u00f2 le sue ali e mostr\u00f2 al mondo la sua grandezza. Una Pallade Atena, o forse una Valchiria, per Antonio Greppi, sindaco di Milano, che inizialmente le rifiut\u00f2 l\u2019acquisto della Piet\u00e0 Rondanini di Michelangelo, ma che fu costretto ad acquistare quando la Wittgens si present\u00f2 con la somma necessaria, grazie ad una corale colletta che coinvolse tutti i milanesi. Un\u2019eroina discreta, fiera e indomita per tutti quegli ebrei che furono da lei salvati, in nome di quell\u2019umanit\u00e0 a cui mai rinunci\u00f2, come raccont\u00f2 alla madre in una lettera dal carcere: \u00abQuando crolla una civilt\u00e0 e l\u2019uomo diventa una belva, chi ha il compito di difendere gli ideali? Sono i cosiddetti \u201cintellettuali\u201d. Sarebbe troppo bello essere \u201cintellettuali\u201d in tempi pacifici e diventare codardi quando c\u2019\u00e8 pericolo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_3-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3803\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_3-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_3-300x200.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_3-768x513.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/11\/02_HLM_PopCulture_3.jpg 1078w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;(Aggiornato al 5 novembre 2024)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una creative director, una curatrice museale e una storica dell\u2019arte hanno pensato a tutte le volte in cui l\u2019arte contemporanea \u00e8 stata sovversiva e hanno scelto ciascuna una figura del mondo dell\u2019arte che ha messo in discussione l\u2019esistente con gesti estremi o poetici, con scelte coraggiose di \u201cresistenza\u201d, con pratiche di libert\u00e0 che trovano casa al museo ma non solo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3759,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"aree":[],"numeri":[53],"class_list":["post-3758","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pop-culture","numeri-pecore-nere"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This 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