{"id":3945,"date":"2025-02-25T10:27:48","date_gmt":"2025-02-25T08:27:48","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3945"},"modified":"2025-02-25T10:27:49","modified_gmt":"2025-02-25T08:27:49","slug":"scambiarsi-i-sapori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/atlante\/scambiarsi-i-sapori\/","title":{"rendered":"Scambiarsi i sapori"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cucina \u00e8 fondamentale non solo per il soddisfacimento di un bisogno primario, ma anche perch\u00e9 segna la nostra identit\u00e0 e scandisce le nostre relazioni. Nell\u2019atto del cucinare infatti le identit\u00e0 al tempo stesso si perpetuano e si trasformano, con percorsi ibridi, contraddittori e complessi, che toccano la dimensione individuale, familiare e collettiva, le appartenenze nazionali, regionali e religiose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per cercare esempi di come questo avvenga nella vita quotidiana, ho intervistato due amiche che conosco ormai da anni, ciascuna con un\u2019esperienza migratoria nel proprio vissuto. Una \u00e8 Rebeh Harkati, ha 46 anni, \u00e8 nata in Tunisia ed \u00e8 di religione musulmana. Ha cittadinanza italiana e vive in Trentino da pi\u00f9 di 15 anni, lavora come aiuto-cuoca in una mensa scolastica. L\u2019altra \u00e8 Monica Tessaduque, cittadina pakistana di 45 anni, arrivata in Italia 5 anni fa, di religione cattolica. Monica ha insegnato sociologia nel paese d\u2019origine e oggi \u00e8 ricercatrice presso il dipartimento di Sociologia dell\u2019 Universit\u00e0 di Trento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho scelto di intervistarle proprio per la diversit\u00e0 della loro origine e del loro percorso di vita: la prima cucina sia per la propria famiglia che per lavoro, viene da un Paese da secoli interconnesso con l\u2019Italia (tra le due guerre mondiali erano circa 100.000 i migranti e le migranti italiani in Tunisia) e quindi con un costante scambio anche culinario con essa; la seconda invece, cucina solo per la propria famiglia e viene da un Paese molto pi\u00f9 lontano con piatti molto diversi da quelli italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A entrambe ho domandato: \u00abCos&#8217;\u00e8 per te il cucinare?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rebeh Harkati:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa cucina parte dalla necessit\u00e0 di riempire la pancia ma appunto perch\u00e9 riguarda un bisogno cos\u00ec fondamentale diventa parte importante della vita delle persone. Per me \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 divertente, amo cucinare, non lo faccio per forza. Io ho scelto di fare della cucina il mio lavoro, infatti ho fatto un corso per il personale delle mense e lavoro in una mensa scolastica. Ma gi\u00e0 prima la cucina per me era una cosa importante. Ho imparato a cucinare da mia madre e poi ho aggiunto alle sue ricette qualcosa di mio. E sto ancora imparando, ad esempio attraverso YouTube. Sia quando ero in Tunisia che adesso condivido molte ricette con vicine e amiche. Devo dire che nella cultura tunisina c&#8217;\u00e8 l&#8217;abitudine di condividere i piatti tra vicini di casa, cosa che ho fatto molte volte anche in Italia. L&#8217;et\u00e0 non ti impedisce di imparare ricette nuove.<br>Cucinare \u00e8 anche il modo per esprimere il mio amore per la famiglia o gli amici, credo sia molto<br>importante condividere il cibo e godersi il momento. E credo anche sia molto importante il sentimento con cui si fa da mangiare, \u00e8 una cosa da cui dipende il risultato, cio\u00e8 il sapore dei piatti che prepari. Quando cucini c&#8217;\u00e8 un&#8217;energia invisibile che viene trasmessa da te a quello che prepari, attraverso l&#8217;aspetto e il gusto, questo naturalmente influenza chi lo mangia.<br>La cucina per me \u00e8 uno spazio in cui mi rilasso. Quando entro in cucina mi sembra di entrare su un campo di battaglia, perch\u00e9 ho ancora in testa tutti i pensieri della giornata (i miei tre figli, il lavoro, le spese, eccetera) e devo pensare a cosa fare. Ma quando inizio a cucinare riesco a rilassarmi, mi sembra di poter affrontare meglio tutto, una cosa alla volta come faccio preparando il cibo. Infatti quando cuciniamo per noi stessi o per altri ci poniamo un obiettivo raggiungibile, \u00e8 quella che scientificamente viene definita &#8220;attivazione comportamentale&#8221;, una cosa che viene usata per trattare la depressione e l&#8217;ansia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io amo fare tanti piatti diversi mentre ascolto musica e mi rilasso, la cucina per me \u00e8 uno spazio in cui riesco ad esprimermi senza ansia\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Monica Tessaduque prevale l\u2019aspetto familiare e privato del cucinare:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCucinare mi aiuta ad esprimere il mio amore e la cura nei confronti della mia famiglia, dei miei amici e di quelli che mi stanno pi\u00f9 a cuore. Vengo dal Pakistan e culturalmente sono molto legata all\u2019idea che il cibo che si mette in tavola debba avere sia un aspetto presentabile che un sapore gustoso. Sono abituata ad usare molte verdure fresche e a fare ampio uso di spezie. Personalmente non mi piacciono le verdure e i condimenti che si trovano solitamente nel supermercato qui in Italia, per questo li compro nei negozi pachistani\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio la distanza tra la cucina italiana e quella pakistana porta una continua ibridazione tra le due. Quando ho chiesto a Monica se ci sono ricette pachistane che aveva trasformato da quando era arrivata in Italia e viceversa ricette italiane da lei riadattate, mi ha detto:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPraticamente tutte. I miei figli si sono abituati alla cucina italiana e adesso trovano troppo piccante quella pachistana, quindi devo \u201citalianizzarla\u201d, mettendo meno spezie e soprattutto meno peperoncino o peperoni piccanti, spesso presenti nei cibi tipicamente pachistani, aggiungendo pi\u00f9 pomodoro. Sono abituata ai piatti di un bel colore rosso, come ad esempio l\u2019<em>Aloo gosht<\/em>, un piatto tipico con patate e carne di manzo immersi nel sugo speziato.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"576\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht-576x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3947\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht-576x1024.jpg 576w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht-169x300.jpg 169w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht-768x1365.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht-864x1536.jpg 864w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-1.-Aloo-gosht.jpg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando invece faccio la pasta, un piatto che ho iniziato a fare spesso qui in Italia, aggiungo un po&#8217; di spezie pachistane, lo stesso faccio con la carne di pollo\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rebeh invece cucina sia piatti tipici tunisini che italiani, ciascuno con una propria evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUna ricetta tipicamente tunisina \u00e8 la <em>tajin<\/em>. Questo termine \u00e8 usato in altri paesi del Nordafrica per indicare piatti diversi dalla nostra <em>tajin<\/em> tunisina, che in Italia \u00e8 tradotta spesso con \u201cfrittata\u201d o \u201ctorta salata\u201d. Nella versione originale, diciamo \u201cbase\u201d, ci sono pollo, patate fritte, prezzemolo e formaggio, tutto preparato a parte, poi mescolato con l&#8217;uovo e messo in forno.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"613\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-2-.Tajin_-1024x613.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3948\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-2-.Tajin_-1024x613.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-2-.Tajin_-300x180.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-2-.Tajin_-768x460.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-2-.Tajin_.jpg 1077w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso degli anni ho iniziato a farne una versione un po&#8217; pi\u00f9 elaborata: la <em>tajin el bey<\/em>, cio\u00e9 al posto del pollo c&#8217;\u00e8 la carne macinata, dopo averla messa in forno si aggiunge sopra uno strato di spinaci e la si rimette in forno. Poi di nuovo si aggiunge uno strato di ricotta e si rimette in forno per altri dieci minuti. Prima di mettere nei piatti si decora con pistacchio.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"552\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-3.-Tajin-el-bey-1024x552.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3949\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-3.-Tajin-el-bey-1024x552.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-3.-Tajin-el-bey-300x162.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-3.-Tajin-el-bey-768x414.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/Immagine-3.-Tajin-el-bey.jpg 1067w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto ai piatti italiani li ho imparati gi\u00e0 in Tunisia. L\u00ec abbiamo sempre avuto rapporti stretti con l\u2019Italia e quindi abbiamo condiviso anche molte ricette, senza variazioni significative. Per esempio, ho sempre fatto la pizza o la pasta al forno esattamente come si fa in Italia. L&#8217;unica differenza \u00e8 che faccio il rag\u00f9 senza sfumarlo con il vino\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Personalmente posso confermare che la pasta al forno di Rebeh ha un sapore identico a quella di mia madre, che \u00e8 della provincia di Ferrara. Lei, trasferitasi in Trentino 27 anni fa, ha in cucina approcci simili a quelli di Monica e Rebeh. Da un lato conservazione dei piatti tipici ferraresi cercandone il miglioramento attraverso scambi con amiche e parenti, dall\u2019altro \u201cemilianizzazione\u201d dei piatti tipici trentini appresi da mia nonna paterna, ad esempio aumentando la quantit\u00e0 di lucanica e parmigiano presente nei canederli. La cucina \u00e8 anche questo: una pratica di conservazione e al tempo stesso di ibridazione della propria identit\u00e0, nella sua dimensione pi\u00f9 intima e concreta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Aggiornato al 25 febbraio 2025)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cucina \u00e8 il luogo in cui le identit\u00e0 si perpetuano e, al tempo stesso, si trasformano. 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