{"id":3977,"date":"2025-02-25T10:44:28","date_gmt":"2025-02-25T08:44:28","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=3977"},"modified":"2025-02-25T10:44:28","modified_gmt":"2025-02-25T08:44:28","slug":"di-che-pasta-siamo-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/topic\/di-che-pasta-siamo-fatti\/","title":{"rendered":"Di che pasta siamo fatti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cDopo la seconda guerra mondiale noi italiani ce la siamo cavata con poco, mentre ai tedeschi \u00e8 rimasto attaccato lo stigma del loro essere malvagi. Eppure noi italiani combattemmo per molto tempo accanto ai tedeschi\u2026 e sapete perch\u00e9? Perch\u00e9 noi abbiamo un cibo fantastico!\u201d<\/em><br>Con questa battuta fulminante il comico italoamericano Mike Vecchione apriva qualche tempo fa i suoi spettacoli di stand up comedy proprio nei locali della Little Italy di New York, una delle citt\u00e0 a pi\u00f9 alta concentrazione di emigrazione italiana, ormai secolare.<br>Il boato di approvazione che immancabilmente saliva dal pubblico, in gran parte italoamericano, basterebbe a dimostrare l\u2019inscindibile legame tra cibo e identit\u00e0 italiana in un\u2019ottica globale. Un\u2019identit\u00e0 talmente forte da scavalcare anche temi particolarmente complessi per il Paese che invent\u00f2 il fascismo e che ebbe severe responsabilit\u00e0 negli orrori della seconda guerra mondiale.<br>Ma per molti in giro per il mondo gli italiani sono il loro cibo e, in subordine, la loro arte e il loro paesaggio.<br>La pasta, in particolare, ha accompagnato insieme alla pizza la messe di definizioni che il popolo italico si \u00e8 sentito appioppare (e una che pi\u00f9 volentieri di altre ha accettato) tra quelle che costituiscono l\u2019immaginario dei pregiudizi nazionali.<br>Si va dal sempiterno \u201cmaccaron\u00ec\u201d, con cui venivano apostrofati gli emigranti italiani in Francia (questo tipo di pasta ha avuto molta fortuna nel \u201cbattezzare\u201d gli italiani nel mondo, se pensiamo al <em>Makaroniarz <\/em>polacco, o ai <em>Maccarrone <\/em>australiano),\u00a0 a \u201cSpaghettifresser\u201d, \u201cmangiaspaghetti\u201d con cui si sentivano chiamare gli italiani in Germania e nella Svizzera tedesca, o anche molto pi\u00f9 semplicemente \u201cSpaghetti\u201d, diffuso in tutto il mondo, con la variante americana \u201cSpag\u00e8ti\u201d, con la \u201cg\u201d dolce. Un fiorire di epiteti che hanno al centro la pasta e la maniacale precisione con cui gli italiani sembrano distinguerne i vari tipi a partire dalle dimensioni e dalle (vere o presunte) propriet\u00e0 di cottura. In alcune parti del mondo c\u2019\u00e8 ancora chi si stupisce dell\u2019espressione di orrore che assume l\u2019italiano medio quando vede piatti in cui l\u2019italianissimo pesto \u00e8 servito su altrettanto italianissimi ditalini rigati.<br>Il paradosso di questo tipo di nazionalismo gastronomico \u00e8 che, a ben vedere, la pasta \u00e8 tradizionalmente italiana tanto quanto il <em>kilt <\/em>\u00e8 tradizionalmente scozzese. Vale a dire poco o nulla, se si risale indietro nei secoli.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"593\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-593x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3978\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-593x1024.jpg 593w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-174x300.jpg 174w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-768x1325.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-890x1536.jpg 890w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1-1187x2048.jpg 1187w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-1-1.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lavorazione della pasta fresca, da Bartolomeo Scappi, Opera, Venezia, 1570.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli storici dell\u2019alimentazione hanno gi\u00e0 da tempo specificato che la pasta, vale a dire l\u2019alimento fatto di farina, acqua e sale, \u00e8 conosciuta e diffusa fin dall\u2019epoca preistorica in tutte le civilt\u00e0 che conoscono la coltura del grano. La mangiano greci, romani, ma anche i cinesi e altri popoli asiatici. Dopo un calo nel Medioevo, pare sia la Campania dell\u2019et\u00e0 moderna, regione granaria fortemente popolata e soprattutto vicereame spagnolo, a riprendere lo sviluppo dell\u2019arte culinaria basata sulla pasta e a portare in tavola quella fantastica intuizione che unisce un frutto proveniente dal Nuovo Mondo con l\u2019impasto alla base dell\u2019alimentazione partenopea: la pasta col pomodoro.<br>Ma la pasta come alimento \u00e8 conosciuta e diffusa in praticamente tutto il bacino mediterraneo. Con l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia sembra essere da principio pi\u00f9 una caratteristica regionale che non un elemento di amalgama: quasi un simbolo divisivo che richiama il passato borbonico a cui non a caso, in maniera per lo pi\u00f9 spregiativa, si contrappone la visione dei conquistatori sabaudi mangiatori di un\u2019altra farina, quella di mais; i \u201cpolentoni\u201d del nord.<br>Il fascismo cerca di spezzare il monopolio pastario in Italia, che rende il Paese dipendente dalle importazioni granarie, proponendo coltivazioni alternative dove possibile, come ad esempio il riso nel vercellese, ma con scarsi risultati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"607\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3979\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-2.jpg 800w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-2-300x228.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-2-768x583.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fabbrica di maccheroni, Palermo inizi Novecento.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante tutti gli sforzi \u00e8 la pasta, pi\u00f9 dei mille di Garibaldi, a unificare il Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel dopoguerra il cinema consacra l\u2019alimento bandiera degli italiani nel mondo: l\u2019Alberto Sordi di \u201cUn americano a Roma\u201d (1954) proclama la propria italianit\u00e0 assaltando un piatto di pasta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"590\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-3-1024x590.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3980\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-3-1024x590.jpg 1024w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-3-300x173.jpg 300w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-3-768x442.jpg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/02\/immagine-3.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Alberto Sordi in \u201cun americano a Roma\u201d (1954).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma per quale motivo questa identificazione ha cos\u00ec tanto successo? Certo, la pasta accompagna l\u2019emigrazione italiana e ne fa un tratto distintivo molto appariscente. I \u201cmangia spaghetti\u201d sono riconoscibili e, nel loro cibarsi di un alimento tutto sommato povero, incasellabili. Ma a differenza di altri stereotipi altrettanto forti, quello della pasta ha una caratteristica fondamentale per essere universalmente accettato. Per tornare alla battuta di Mike Vecchione, la pasta \u201c\u00e8 buona\u201d. E buono, cio\u00e8 positivo, diviene lo stereotipo caratterizzante. Quantomeno migliore degli altri. Meglio mangiatori di pasta che mafiosi o pigri mandolinisti. Perch\u00e9 la pasta piace e da alimento esotico diviene uno dei primi piatti della cucina globale. Esserne i rappresentanti, anzi, gli universali custodi, d\u00e0 agli italiani un\u2019identit\u00e0 comune positiva e riconosciuta. Da qui la costruzione di una sorta di culto misterico, per iniziati, in cui l\u2019elaborazione del piatto diventa arte sacra, cos\u00ec come liturgici diventano la scelta del formato, il condimento, il tempo di cottura. E questo culto produce a suo modo dei peccati: tra tutti, uno dei pi\u00f9 gravi \u00e8 spezzare gli spaghetti per farli stare in pentola.<br>Quella italiana \u00e8 stata per lungo tempo un\u2019identit\u00e0 di emigrazione e, quindi, invasiva per le societ\u00e0 di arrivo. La necessit\u00e0 di uno stereotipo positivo che facilitasse l\u2019accoglienza ha fatto s\u00ec che la pasta diventasse un biglietto da visita spendibile da chi partiva per dimostrare di non essere una minaccia. Con un piatto di pasta, spesso, si \u00e8 combattuta la xenofobia.<br>Non si pu\u00f2 dire che gli italiani abbiano inventato la pasta per come la conosciamo, ma \u00e8 vero il contrario: la pasta ha in qualche modo inventato gli italiani per come vengono riconosciuti nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Aggiornato al 25 febbraio 2025)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pasta nelle sue variet\u00e0 \u00e8 l\u2019alimento simbolo di un intero popolo, quello italiano. Eppure questo alimento antichissimo non \u00e8 stato inventato in Italia e solo recentissimamente sono nati i piatti che vengono identificati come parte della tradizione italiana. Perch\u00e9? 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