{"id":4590,"date":"2026-03-11T10:19:03","date_gmt":"2026-03-11T08:19:03","guid":{"rendered":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/?p=4590"},"modified":"2026-03-12T10:57:29","modified_gmt":"2026-03-12T08:57:29","slug":"fui-sempre-sorvegliata-partigiane-e-patriote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/storie-di-qui\/fui-sempre-sorvegliata-partigiane-e-patriote\/","title":{"rendered":"\u00abFui sempre sorvegliata\u00bb: partigiane e patriote trentine"},"content":{"rendered":"\n<p>La storia della Resistenza trentina \u00e8 ancora paradossalmente poco conosciuta, stretta tra narrazioni celebrative e tutt\u2019altro che utili letture stereotipate quando non apertamente antipartigiane. \u00c8 anche per questo motivo che preferiamo parlare, pi\u00f9 che di Resistenza trentina, di \u201cResistenza dei trentini e delle trentine\u201d come primo passo per ritornare a indagare biografie e percorsi individuali, fuori e dentro i confini del territorio. Per poter abbozzare una riflessione, qui solo preliminare, sulle donne trentine nella lotta di liberazione, dobbiamo partire dai numeri dei \u201cresistenti\u201d trentini che si ricavano da una ricerca non ancora pubblica ma realizzata sulla base di molteplici fonti (dai documenti della Commissione patrioti provinciale di Trento alle schede ANPI, dai database locali a quelli nazionali). Secondo i dati attuali della ricerca, sono circa 15.000 coloro che si oppongono ai tedeschi all\u2019indomani dell\u2019armistizio: 2.500 sono combattenti (al momento dell\u2019armistizio e nell\u2019Esercito regolare del Regno del Sud), 10.000 sono internati militari nei lager nazisti e 2.300 partigiani\/patrioti (250\/300 all\u2019estero, 500 in Italia e pi\u00f9 o meno 1.500 in Trentino).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una fotografia, per quanto schematica, della complessit\u00e0 del fenomeno resistenziale e della guerra di liberazione, nella quale si inseriscono anche le vicende delle partigiane trentine, che si muovono in Italia e a livello locale. Tra le figure pi\u00f9 conosciute c\u2019\u00e8 Tina Lorenzoni: crocerossina e staffetta della 5<sup>a<\/sup> Brigata GL (1<sup>a<\/sup> Divisione Giustizia e libert\u00e0), perde la vita durante i combattimenti per la liberazione di Firenze a fine agosto 1944. Citata anche da Piero Calamandrei nel suo discorso all\u2019Assemblea costituente del 4 marzo 1947, Tina \u00e8 una delle 19 donne decorate con la medaglia d\u2019oro al valor militare, assieme alle conterranee Clorinda Menguzzato e Ancilla Marighetto. Con lei ci sono altre 31 giovani donne che entrano nel movimento resistenziale fuori provincia: alla fine della guerra, saranno riconosciute 12 partigiane combattenti e 19 patriote. Se escludiamo Valeria Julg, antifascista, comunista e perseguitata dal regime gi\u00e0 durante il Ventennio, per tutte le altre l\u2019adesione alla lotta antinazifascista avviene sull\u2019onda dell\u20198 settembre e della brutale occupazione germanica. La \u201cscelta\u201d di combattere e di schierarsi comporta ovviamente dei rischi, che alcune pagano con la morte (dopo essere stata catturata, Tina Lorenzoni rimane uccisa nel tentativo di fuga), altre con l\u2019arresto e la deportazione nei lager tedeschi (3). Su questa trentina di donne impegnate nella Resistenza italiana, possediamo poche testimonianze: solo Ines Pisoni ne ha lasciato traccia in un volume edito nel 1978, <em>Mi chiamer\u00f2 Serena<\/em>. Fidanzata di Mario Pasi, Ines, che assumer\u00e0 il nome di battaglia di \u201cSerena\u201d, \u00e8 una militante comunista gi\u00e0 prima dell\u20198 settembre 1943. Ma all\u2019indomani dell\u2019armistizio la frenesia di agire, di \u201cfare qualcosa di pi\u00f9\u201d, prende il sopravvento. Con altre donne, cattoliche (come Duccia Calderari), comuniste e socialiste, raccoglie viveri, medicinali e indumenti per i partigiani in montagna; scrive su <em>Il proletario<\/em>, giornale del Pci trentino, un articolo sulle donne e sul loro impegno per la Liberazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE mi vien fatto di pensare alla staffetta che arrivava da Padova con la valigia piena di giornali, alla compagna di Rovereto che nel suo piccolo negozio smistava la stampa clandestina e in casa ospitava i partigiani, alla contadina del piccolo paese di montagna [\u2026] che pure aveva ospitato in casa <em>la macchina per fare il giornale sovversivo<\/em>, alle ragazze di Trento che sferruzzavano per preparare le maglie ai nostri partigiani, alle donne che in tutta l\u2019Italia lottavano e speravano. Non erano estranee alla guerra, no. E ogni fatto della politica le riguardava, anche se tutte non ne avevano coscienza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver iniziato la \u201csua\u201d resistenza in Trentino, Ines si sposter\u00e0 in Romagna e a Ravenna, nei ranghi della 28<sup>a<\/sup> Brigata Garibaldi Mario Gordini, continuer\u00e0 la lotta anche dopo la liberazione della citt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"780\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/1.-Batt.-Gherlenda-32-780x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4592\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/1.-Batt.-Gherlenda-32-780x1024.jpeg 780w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/1.-Batt.-Gherlenda-32-228x300.jpeg 228w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/1.-Batt.-Gherlenda-32-768x1009.jpeg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/1.-Batt.-Gherlenda-32.jpeg 1136w\" sizes=\"auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 numerosa invece \u00e8 la presenza femminile nelle formazioni partigiane trentine o che operano nelle zone di confine tra Trentino e Veneto (Bellunese e Vicentino), per un totale di 102 patriote e 33 partigiane combattenti. Una militanza che costa 4 cadute, 6 ferite o ammalate per cause legate alla guerra partigiana e ben 44 arrestate e\/o deportate nel lager di Bolzano o in Germania. Similmente ai maschi, anche l\u2019universo femminile partigiano, da un punto di vista formativo e sociale, rispecchia i caratteri della societ\u00e0 trentina di quegli anni. Una scolarizzazione elementare, con poche diplomate e ancor meno laureate, e una serie di connotati sociali che segnalano, sulla base delle poche e scarne informazioni oggi disponibili, il predominare di casalinghe e contadine (36) a fronte di impiegate (13), maestre\/insegnanti (5), sarte (3), operaie (1) e studentesse (2). Sono donne, lavoratrici, ma anche mogli, madri, figlie e sorelle che sostengono la causa partigiana in virt\u00f9 della minaccia nazista che incombe sulle loro famiglie. L\u2019amore, l\u2019affettivit\u00e0, l\u2019istinto protettivo e il desiderio di reagire alle molteplici forme della violenza nazista comportano un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 nella lotta contro l\u2019occupante e solo successivamente una maturazione pi\u00f9 strettamente politica. L\u2019attivit\u00e0 svolta nel corso dei 20 mesi della guerra partigiana si manifesta in qualit\u00e0 di staffette (43), un ruolo che ritorna nel pi\u00f9 ampio contesto della Resistenza italiana, di collaboratrici (10) e di infermiere (2). Ma rispetto ai partigiani\/patrioti maschi \u00e8 possibile ritrovare negli incarichi svolti dalle donne \u201cun di pi\u00f9\u201d, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di svolgere contemporaneamente pi\u00f9 ruoli e funzioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"738\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/2.-Varie-Resistenza-13-738x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4593\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/2.-Varie-Resistenza-13-738x1024.jpeg 738w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/2.-Varie-Resistenza-13-216x300.jpeg 216w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/2.-Varie-Resistenza-13-768x1066.jpeg 768w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/2.-Varie-Resistenza-13.jpeg 822w\" sizes=\"auto, (max-width: 738px) 100vw, 738px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Staffette ma anche informatrici, propagandiste, infermiere, fiancheggiatrici della guerriglia (rifornimento di viveri, trasporto di armi e munizioni, assistenza e ospitalit\u00e0); solo di rado e solo qualcuna impugna realmente le armi. I ruoli di comando affidati alle donne sono minoritari ma non inesistenti: nella Resistenza locale possiamo ritrovare una vicecommissaria di brigata, una capo servizio sanitario di brigata e due sottotenenti. \u00c8 comunque un quadro che, nel suo complesso, segnala anche per il movimento di resistenza trentino il persistere di una visione maschile (e maschilista) della guerra partigiana come contesa armata tra uomini. Se tale concezione era il segno della cultura dell\u2019epoca, oggi sarebbe importante recuperare storie e memorie femminili per avere un quadro il pi\u00f9 completo possibile sulle loro scelte, sugli sentimenti e sugli ideali che le spinsero ad agire e ad assumersi dei rischi in prima persona, al pari dei compagni di lotta uomini. Del resto la natura stessa della guerra nazifascista, brutale e violenta, totale e assoluta, non faceva sconti a nessuno: come scrive Ines Pisoni, \u00abnon si poteva stare a guardare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"559\" height=\"877\" src=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/3.-Partigiane-24.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4594\" srcset=\"https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/3.-Partigiane-24.jpeg 559w, https:\/\/hl.museostorico.it\/historylabmagazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/03\/3.-Partigiane-24-191x300.jpeg 191w\" sizes=\"auto, (max-width: 559px) 100vw, 559px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>(Aggiornato al 12 marzo 2026)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia della Resistenza trentina resta ancora oggi poco conosciuta, tra mito e semplificazione. 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