Le fotografie d’archivio sono tutt’altro che polverose cianfrusaglie, fanno da sfondo alla nostra memoria, confondendosi coi ricordi.
Icona è innanzitutto il nome Alinari, i fratelli fotografi che hanno fondato la loro azienda nello stesso periodo in cui l’Italia stava per diventare un’unica nazione. Le loro fotografie nel tempo hanno incrociato gli sguardi di intere generazioni. Oltre 170 anni di storia, arte e persone, celebri e non. Il paesaggio cambia, le città si trasformano, e loro sono sempre presenti, a scandire il ritmo della Storia. Dopo di loro arrivano altre proprietà a gestire l’archivio, fino alla famiglia De Polo, che acquisisce centinaia di fondi, portando il patrimonio alla strabiliante cifra di 5 milioni di pezzi. Fino ad oggi, con la Regione Toscana che, con lungimiranza, acquista il patrimonio e affida alla Faf, la Fondazione Alinari per la Fotografia, il compito di gestirlo, valorizzarlo e conservarlo.
E intanto le immagini Alinari continuano a fare il giro del mondo, sui cataloghi d’arte, nei libri di storia, sulle cartoline, tra le carte di studiosi e studiose. Poi i negativi diventano file e compaiono su internet, nei social, nei film e nelle serie tv.
Centinaia di migliaia di foto hanno varcato i confini del tempo e alcune di queste sono divenute icone, vere e proprie VIP (Very Important Photo).
Al primo posto svetta l’icona di diritto oltre che di fatto. Non è firmata Alinari ma compare nel logo Faf: “Io+Gatto” di Wanda Wulz.

Appassionata sperimentatrice del mezzo fotografico e incoraggiata dall’effervescenza futurista, la triestina Wanda si ritrae in una metamorfosi felina. Grazie a una manipolazione tecnica ha ottenuto questa immagine magnetica, dal fascino misterioso e animalesco.
A pari merito, l’oro per la celebrità spetta alla Scala della Torre di Arnolfo, firmata dai fratelli Alinari. Un’immagine mirabilmente costruita, dall’inquadratura impeccabile al panorama perfetto sullo sfondo.

Troppo perfetto: la veduta ravvicinata sulla cattedrale e Firenze non appaiono proprio così nella realtà. La fotografia è infatti un trucco. Ben riuscito, nell’inconfondibile stile Alinari.
Un’altra icona di tutto rispetto è il penetrante ritratto di Garibaldi, con l’immancabile poncho e quell’espressione da avventuriero che vede lontano.

Una suggestione che riecheggia nel celeberrimo ritratto di Alberto Korda a Che Guevara “Guerrillero heroico”, che per una serie di coincidenze della storia è – così pare – la fotografia più stampata al mondo. Eroi iconici, resi entrambi immortali dalla loro stessa effigie.
Sempre degli Alinari è una delle fotografie più riprodotte. In questo caso si tratta della riproduzione di un dipinto, un tipo di produzione in cui l’azienda ha mantenuto per decenni il primato. L’abbiamo vista nelle chiese, nelle cappelle, nei rosari, nei portagioie, appesa sopra il letto, nei santini e nei francobolli. È la Madonnina del pittore Roberto Ferruzzi, che Vittorio Alinari, col suo talento da imprenditore scaltro, ha riprodotto in fotografia e poi venduto ovunque, rendendola l’immagine sacra più diffusa e conosciuta al mondo.

Una storia resa ancora più sorprendente dalla scomparsa del dipinto originale, di cui si sono perse le tracce. Sembra sia finito in fondo al mare insieme al piroscafo su cui viaggiava, colpito da un bombardamento durante il primo conflitto mondiale. E così ora non resta che la sua copia fotografica.
Per chiudere questa rassegna “VIP”, due immagini che appartengono ad alcuni dei fondi più importanti delle collezioni Alinari. I lottatori di Sumo è una fotografia conservata nell’album “Japan”. Una perla rara: la ricca raccolta di stampe colorate a mano nell’atelier di Felice Beato a Yokohama.

Beato è un veneto eccentrico e avventuriero, che si trasferisce in Giappone all’epoca del rinnovamento Meiji dove apre uno studio fotografico. Tra i primissimi a portare in Occidente un esotico repertorio della vita e dei paesaggi nipponici, perfeziona, con la sua equipe di collaboratori, una tecnica per realizzare immagini rese preziose dalla loro delicata e ammaliante finezza.
E per finire, la fotografia di un autore che sulla bellezza ha costruito il suo mondo, vero e immaginario. Il Caino di von Gloeden è la rappresentazione estetica e simbolica dell’umano, la sua forza e la debolezza, la potenza e i limiti. Un’opera complessa che assorbe in sé classicismo e decadentismo, tecnica e poetica.

Wilhelm von Gloeden è stato un grande artista e un personaggio dalla personalità eccentrica il cui archivio è andato in gran parte distrutto dalla violenza fascista perché accusato di omosessualità. Per ironia della sorte, le lastre custodite negli Archivi Alinari si sono conservate proprio in virtù della stessa vicenda giudiziaria: sotto sequestro per anni, i materiali confiscati si sono conservati integri, protetti dai sigilli in ceralacca apposti dalla Procura, e recuperati al termine della complicata vicenda.
A volte la fotografia trova stratagemmi curiosi per mettersi in mostra.
Per saperne di più: www.alinari.it.
(Aggiornato al 15 gennaio 2026)
