Da sempre le acque termali sono rivestite da un’aura magico sacrale e da una funzione terapeutica e hanno dato origine a leggende e a figure mitologiche. Nel corso dei secoli le discipline filosofiche e artistiche hanno sempre affidato all’elemento liquido un ruolo essenziale per ogni manifestazione umana nonché spirituale. Ancora prima dei Romani, i Greci consideravano le sorgenti termali manifestazioni della divinità per sanare e rigenerare il corpo e la mente.
Con l’età romana – a partire dal II secolo a.C. – cominciò a diffondersi la moda dei bagni pubblici, tanto che un censimento del 33 a.C. ne registra nella sola città di Roma 170. Il bagno non era solo un momento di cura per il corpo, ma un piacere legato all’otium e un pilastro della vita sociale: le terme romane erano luoghi di incontro e di divertimento circondati da biblioteche, musei, giardini per passeggiate, palestre attrezzate e luoghi per le attività sportive. Migliaia di persone frequentavano ambienti lussuosi e spaziosi, ornati da enormi colonne, da pavimenti musivi in pasta vitrea tra statue colossali: le terme di Caracalla, di Diocleziano, quelle di Pompei o di Baia nei Campi Flegrei sono solo alcune testimonianze di una perfetta combinazione tra architettura e tecnologia.

Con l’avvento del Cristianesimo, alla cura del corpo e al mito della bellezza, si sostituì il primato dello spirito: l’acqua tornò ad avere una funzione sacrale con una connotazione per lo più penitenziale, perdendo quella terapeutica, che rimase solo tra le classi popolari e tra gli ordini monastici. Numerosi stabilimenti termali vennero ridotti o distrutti. Solamente tra il Duecento e il Trecento, religione e medicina iniziarono a rivalutare l’antica usanza romana di frequentare le terme per guarire il corpo e lo spirito. Nella Regola di San Benedetto, nel trentaseiesimo capitolo si afferma che “l’uso dei bagni sia conceduto agl’infermi, ogni volta che convenga”. Sono gli anni in cui cominciano a comparire i primi trattati medici sugli effetti terapeutici dell’idroterapia e della crenoterapia: Ugolino de Montecatini (1345-1425) scrisse il De balneorum Italiae proprietatibus ac virtutibus (1417 poi pubblicato a Venezia nel 1553), il primo testo completo di idrologia medica e di idroterapia termale, in cui erano elencate le qualità terapeutiche delle acque di Montecatini. Grazie al moltiplicarsi degli studi e dei trattati medici in età rinascimentale le città termali si elevarono a luoghi di villeggiatura per la nobiltà intellettuale europea: il filosofo e scrittore Michel de Montaigne (1533-1592) visitò le fonti venete, i bagni di Pisa, di Vignoni e si intrattenne diverse settimane a Bagni di Lucca; Michelangelo Buonarrotti (1475-1564) fece lo stesso con le acque di Fiuggi. Era l’epoca del Grand Tour.
Nel Seicento e poi nel Settecento la rivoluzione scientifica cominciò ad accreditare il ricorso alla medicina naturale quale conseguenza di un mutato atteggiamento nei confronti della natura, che portò al proliferare di topografie mediche. Centri come Bath in Inghilterra, Spa in Belgio, Karlsbad in Repubblica Ceca e Baden in Svizzera sono solo alcune delle città termali che vissero un rinnovato successo.
Le prescrizioni mediche consigliavano di consumare l’acqua nei pressi delle sorgenti, situazione che favorì nell’area alpina la costruzione di tanti piccoli stabilimenti, molto semplici e a volte fatiscenti, in cui la gente del luogo poteva praticare l’idroterapia o la balneoterapia in un contesto protetto.
Dalla metà dell’Ottocento crebbe il numero dei frequentatori grazie al miglioramento della rete ferroviaria e dei sistemi di trasporto. In questo periodo nacque il concetto di villeggiatura e di turismo, all’interno di un nuovo contesto sociale e culturale, che trovava le sue basi nella riduzione dell’orario di lavoro, nell’inserimento del diritto alle ferie e nell’allargamento della base sociale dei viaggiatori. Tre elementi segnarono il passaggio del centro termale da luogo di cura a luogo di villeggiatura: la progettazione di grandi parchi, la diffusione di strutture ricreative come caffè, ristoranti, teatri e la costruzione di alberghi di lusso all’interno di parchi e giardini. Seguirono questo percorso le località termali di Levico, Vetriolo e Roncegno in Valsugana e il centro di Comano nelle Valli Giudicarie. Seppur in maniera minore anche Rabbi e Pejo in Val di Sole si misero in gioco e si impegnarono per uscire da un contesto esclusivamente locale.

Il periodo della Belle Époque rappresentò il momento di maggior splendore, non solo in termini di visitatori ma soprattutto di immagine, grazie alla lungimiranza di alcune amministrazioni locali o, come nel caso di Levico, grazie all’apporto di capitali esteri. I grandiosi stabilimenti richiamavano esponenti dell’aristocrazia italiana e asburgica, ricchi imprenditori, artisti e letterati di grande fama come Gabriele D’Annunzio (1863-1938), Giuseppe Puccini (1858-1924) e Franz Kafka (1883-1924).

Nel primo decennio del Novecento nella penisola italiana erano numerosi i centri di eccellenza, la cui crescita non si interruppe con lo scoppio della prima guerra mondiale: si ricordano Recoaro, le Terme Euganee, gli stabilimenti napoletani – Pozzuoli, Castellamare, l’Isola di Ischia e la città di Napoli -, San Pellegrino, Montecatini, Santa Cesarea Terme, Camerano e Salsomaggiore: questi sono solo alcuni, sarebbe impossibile elencarli tutti. Una sorte diversa spettò alle stazioni termali trentine, dove la forte e pressante militarizzazione causò la paralisi di ogni attività.
Negli anni Venti e Trenta il turismo subì un’ulteriore metamorfosi: le terme si proposero sempre più come luoghi di cura accessibili a tutti, assumendo i caratteri dell’assistenzialismo fine a se stesso. Il cosiddetto termalismo sociale rallentò lo sviluppo delle cittadine termali, che nel frattempo avevano perso gran parte del loro fascino e del loro potere attrattivo. Nella seconda metà del Novecento l’intero comparto soffrì una profonda crisi, conseguenza anche della nascita del Sistema Sanitario Nazionale.
Oggi il settore termale vive un momento di rinascita, ricercando nuove strade di sviluppo legate al benessere e alla cura di sé. Il concetto di salus o sanitas per acquam viene reinterpretato in chiave sempre più olistica e la funzione della cura terapeutica viene sostituita da quella del wellness. Le terme di Merano con le sue piscine calde e fredde, le saune, le aree relax per la lettura e il riposo, sono forse l’esempio più rappresentativo di questo nuovo modo di frequentare le terme.
Elena Libardi
Di professione bibliotecaria e archivista, Elena Libardi è responsabile della Biblioteca comunale di Levico Terme dove si occupa dell’organizzazione di eventi culturali. Da sempre appassionata di storia locale, studia il fenomeno del termalismo trentino da oltre vent’anni, partecipa a convegni ed è autrice di articoli sul tema.
(Aggiornato al 2 luglio 2026)
