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Nuove esperienze di lettura e scrittura con Substack

Che la scrittura non sia più un’attività solitaria e individuale è ormai accertato ed è sempre più evidente soprattutto quando si parla di scrittura online, che sta diventando un processo aperto e partecipativo. Oggi i racconti si possono scrivere e leggere anche insieme. Il mondo dell’editoria sta assistendo alla crescita, rapida e costante, di forme di scritture collaborative. Substack è solo una delle numerose piattaforme digitali che permettono agli autori e ai lettori di dialogare tra loro e partecipare alla stesura delle storie.
Nata a San Francisco nel 2017 Substack è un luogo virtuale che, attraverso la posta elettronica o direttamente sul web, permette di inviare saggi, racconti, romanzi a puntate, riflessioni direttamente ai propri lettori. L’iscrizione a questo servizio è gratuita, ma per accedere a contenuti esclusivi o approfondimenti è necessario pagare tra i 5 e i 20 dollari al mese. L’autore riceve circa il 90% dei ricavi, il resto copre le commissioni del fornitore. Non ci sono pubblicità, intermediazioni o logiche degli algoritmi social. In un certo senso si potrebbe pensare ad un ritorno al modello della pubblicazione seriale tanto in voga nell’Ottocento, con la differenza che l’interazione tra chi crea e chi fruisce è immediata e avviene attraverso commenti, discussioni e suggerimenti che spesso possono influenzare lo sviluppo dell’opera. Per molti autori Substack è un luogo dove pubblicare, sì, ma anche uno spazio dove scrivere davanti agli altri, dove l’opera si mostra mentre si fa. E, per i più capaci, un’occasione di guadagno.
I primi ad utilizzare questo nuovo sistema sono stati blogger, giornalisti e autori indipendenti. A questi però si sono presto aggiunti nomi di fama consolidata. Tra gli scrittori, il saggista statunitense George Saunders è il più seguito. Anche la canadese Margaret Atwood è presente e molto attiva. Lo scrittore indiano Salman Rushdie ha scelto di pubblicare a puntate The Seventh Wave, il suo libro vincitore del Booker Prize. Grande successo riscuotono i profili Substack di personalità come la rockstar Patty Smith o il regista-attivista Michael Moore, che conta oltre 800.000 abbonati.
Senza ombra di dubbio Substack, con l’invio di newsletter dirette, personalizzate e spesso molto approfondite, ha rivoluzionato il modo in cui consumiamo contenuti digitali. La piattaforma ha attratto milioni di lettori – attualmente l’azienda di San Francisco conta cinque milioni di utenti paganti – desiderosi di scoprire contenuti di qualità che spaziano dalla politica alla tecnologia, dalla cultura pop al cambiamento climatico.
Naturalmente anche in Italia sono nate le newsletter su Substack. Soltanto a titolo di esempio ne citiamo qualcuna.
Appunti è una newsletter ideata dal giornalista Stefano Feltri, dove lettori e autori contribuiscono con storie, analisi e punti di vista originali sui temi quotidiani di politica ed economia. È stata selezionata da Substack come una delle venticinque migliori newsletter di giornalismo sulla piattaforma, distinguendosi come l’unica non in lingua inglese. 
Vale tutto! è il Substack della blogger e conduttrice TV Selvaggia Lucarelli, uno spazio dove ironia, approfondimenti e racconti personali si fondono in contenuti esclusivi e autentici. 
Mappe è il notiziario gratuito di Andrea Codega che accompagna i lettori in un viaggio attraverso il mondo, proponendo ogni settimana nuovi spunti per scoprire prospettive e luoghi diversi.
Ellissi, curato dal giornalista e consulente di digital strategy Valerio Bassan, è il Substack italiano di riferimento per chi è interessato al futuro dei media, all’innovazione digitale e alle nuove economie.
Palla avvelenata è la newsletter di Paolo Ziliani, giornalista e scrittore che esplora le dinamiche interne del calcio italiano e internazionale, portando alla luce tematiche spesso trascurate.
Medusa è un substack bimensile che esplora i cambiamenti climatici, culturali, e le nuove scoperte, intrecciando riflessioni sulla letteratura e sul destino del nostro pianeta.
In ambito culturale una delle newsletter italiane forse più conosciute è Altre/storie del giornalista e scrittore Mario Calabresi. Porta alla luce le vicende della persone “comuni” e le conseguenze che i fatti della cronaca hanno sulle nostre vite. Un esempio altissimo di come spiegare macro eventi tramite micro storie.

Ed è proprio con le parole di Mario Calabresi che ci piace concludere questa breve rassegna: «Perché una newsletter? Perché ti aspetta. Perché non si perde. Perché la ritrovi. Perché la leggi quando vuoi. Perché non ha limiti di lunghezza. Perché la si può curare nei dettagli. Perché è un appuntamento fisso. Perché è antica e moderna».

(Aggiornato al 30 giugno 2025)