Date e ricorrenze sono momenti scivolosi. Il rischio, molto concreto, è quello di ripetere frasi fatte che ci fanno sentire dalla “parte giusta” senza davvero contribuire in maniera attiva al tema ricordato. Le giornate internazionali, nate spesso da mobilitazioni politiche e sociali importanti, possono trasformarsi in rituali rassicuranti, in cui la condanna è unanime ma raramente accompagnata da un’analisi delle strutture che rendono possibile ciò che si condanna. La memoria pubblica tende infatti a semplificare: isola episodi e li rende simbolici. Il lavoro storico, al contrario, complica, stratifica, ricostruisce.

Per evitare di cadere in questa trappola, ormai dal 2018, la Fondazione Museo storico del Trentino e l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler — a cui si è poi aggiunta l’Università di Bologna — organizzano una giornata di studi per ragionare sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’idea non è quella di celebrare il 25 novembre, ma di usarlo come occasione per interrogare un fenomeno complesso e radicato con gli strumenti della ricerca storica.
In questi anni abbiamo affrontato temi diversi, accomunati dalla volontà di ampliare lo sguardo. Il primo appuntamento, nel 2018, Uomini che maltrattano le donne, era stato dedicato agli uomini come agenti della violenza di genere. Una scelta che intendeva sottrarre la violenza alla narrazione emergenziale e riportarla dentro alle dinamiche culturali, giuridiche e sociali di lungo periodo. Nel 2019 abbiamo scelto di concentrarci sulla prostituzione, Il prezzo da pagare, per mettere in luce ciò che spesso rimane invisibile: le relazioni di potere, le asimmetrie economiche, la costruzione sociale della rispettabilità e della devianza.
Nel 2020, anno segnato dalla pandemia, l’attenzione si è spostata sulla violenza nei contesti di lavoro.

Il confinamento domestico e la centralità improvvisa del lavoro di cura hanno reso evidente quanto la distribuzione diseguale delle responsabilità familiari, la precarietà economica e le molestie nei luoghi di lavoro siano parte integrante di un sistema che produce dipendenza e vulnerabilità. Nel 2021 l’attenzione si è spostata sulle Istituzioni violente.

L’obiettivo era indagare il ruolo delle strutture pubbliche — tribunali, apparati amministrativi, sistemi assistenziali — nella produzione e nella gestione della violenza di genere. La prospettiva storica ha consentito di mostrare come norme, procedure e pratiche burocratiche abbiano talvolta contribuito a rafforzare gerarchie e disuguaglianze, trasformando esperienze di violenza in questioni di ordine morale o familiare.
Nel 2022 il tema cardine è stato quello della guerra, in cui emergono forme molteplici di violenza, da quella fisica a quella simbolica, da quella attuata a quella legittimata da istituzioni e leggi liberticide, evidenziando come il conflitto non si limiti al campo di battaglia. Nel 2023 il seminario è stato dedicato a Le parole della violenza contro le donne. Analizzare il linguaggio — giuridico, mediatico, quotidiano — ha significato interrogarsi su come le narrazioni contribuiscano a definire ciò che viene riconosciuto come violenza e ciò che invece tende a essere minimizzato o giustificato.
Oltre alle giornate in presenza, questo percorso si è anche appoggiato ai mezzi audiovisivi. La scelta di trasformare alcune giornate di studio in trasmissioni televisive non ha risposto soltanto a un’esigenza divulgativa, ma alla volontà di rendere i risultati della ricerca accessibili nel tempo. L’audiovisivo consente infatti di superare la dimensione necessariamente circoscritta dell’evento in presenza, raggiungendo pubblici diversi.
Accanto alla ricerca e alla divulgazione, queste giornate hanno infatti sempre avuto una forte vocazione educativa. Fin dall’inizio sono state pensate anche come occasione di aggiornamento per il personale docente, nella convinzione che la scuola sia uno dei luoghi centrali in cui si costruiscono — e quindi si possano mettere in discussione — stereotipi, gerarchie e modelli relazionali. Anno dopo anno, la sala si è riempita di insegnanti di ogni ordine e grado, contribuendo a fare di questi appuntamenti uno spazio di confronto ampio e partecipato.
Quest’anno abbiamo scelto di misurarci con un anniversario: l’ottantesimo della Liberazione. Di fronte a una ricorrenza così carica di significati civili e politici, abbiamo deciso di parlare non solo di ResistenzA, ma di ResistenzE delle donne.
L’intento di questo lungo percorso è quello di affrontare questi temi in un modo che non fosse banale o retorico. Proseguiremo su questa strada anche nel 2026, dedicando la giornata di studi di novembre a un tema che ci permetta di approfondire ulteriormente questi interrogativi, confrontarci e riflettere insieme, senza semplificazioni, ma con attenzione alla complessità dei problemi che vogliamo comprendere.
(Aggiornato al 12 marzo 2026)
Camilla Tenaglia è ricercatrice presso l’Istituto storico italo-germanico di FBK. Studia storia politica e della Chiesa nel Novecento, soprattutto in Trentino. Dopo essersi occupata di biografie maschili, ora guarda alla storia delle donne.
