«Un anno senza andare in villeggiatura? Che direbbero di me? Non avrei più ardire di mirare in faccia nessuno!», proclama un personaggio goldoniano nella Trilogia della villeggiatura (1761).
Questa parola antica, oggi quasi scomparsa, custodisce un’idea di tempo profondamente diversa da quella a cui siamo abituati. Non il “mordi e fuggi” del turismo contemporaneo, non il viaggio programmato al millimetro e nemmeno una semplice pausa dal lavoro. La villeggiatura, nella sua essenza più autentica, è un rito, una sorta di trasferimento temporaneo dell’anima in un altrove dove il tempo rallenta e le ore si dilatano.

In questo numero del nostro magazine, curato da Alice Manfredi e Francesca Rocchetti, abbiamo voluto compiere un viaggio a ritroso per capire come sia nata, si sia trasformata, codificata e infine stravolta questa straordinaria esigenza umana. Lo abbiamo fatto incrociando la grande storia del costume con le vicende intime dei nostri territori, e abbiamo scoperto come la villeggiatura sia uno specchio dei tempi e un motore di trasformazione del paesaggio.
Abbiamo parlato delle caratteristiche principali di questo fenomeno e del suo cambiamento con l’antropologo e scrittore Duccio Canestrini, intervistato da Alice Manfredi, che a questo tema ha dedicato diversi studi e pubblicazioni.
Ci è sembrato inevitabile fare un “tuffo” nella Riviera romagnola, luogo simbolo diventato modello di accoglienza: lo abbiamo fatto con le parole di Davide Bagnaresi, intervistato da Francesca Rocchetti.
Eppure, tutto era cominciato laddove il tempo libero era sinonimo di benessere e distinzione sociale. Il turismo termale raccontato da Elena Libardi ci riporta a un’epoca in cui il viaggio era un rito aristocratico e curativo, un rallentamento necessario per il corpo e per lo spirito. Questo modello d’élite ha trovato un parallelo perfetto in montagna. Tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra, l’alta Valle di Non divenne una delle stazioni più prestigiose dell’Impero, frequentata persino dall’imperatrice Sissi. Ne scrivono in questo numero Alessandro de Bertolini e Barbara Widmann.

La montagna e le valli trentine non erano però soltanto luoghi di svago, ma veri e propri “spazi sentimentali e culturali” per i protagonisti della nostra storia: leggendo il pezzo di Elena Tonezzer scopriamo la dimensione più intima e familiare di personaggi come Alcide De Gasperi nella sua casa in Val di Sella o Ernesta Bittanti Battisti tra i boschi di Bellamonte.
Il Novecento è stato il secolo della democratizzazione e nulla lo racconta meglio della nascita delle colonie estive; nelle pagine del magazine proponiamo – a cura dell’associazione Araba Fenice – una straordinaria e inedita mappatura di queste grandi edifici collettivi che se un tempo evocavano ricordi di “turni” e camerate, oggi rappresentano una sfida importante per il nostro futuro.
Parallelamente alla villeggiatura popolare e comunitaria, il Novecento inventa anche il concetto del “posto giusto”, come scrive Francesca Rocchetti. L’influenza magnetica e il carisma individuale di certi personaggi hanno risvegliato borghi sonnolenti e ne hanno ridefinito l’estetica. Uno dei casi più eclatanti è quello di Brigitte Bardot con Saint-Tropez, trasformata da tranquillo villaggio di pescatori in centro nevralgico del glamour mondiale.

Non è estate al mare però senza canzonetta o tormentone estivo, che dir si voglia. Di come la musica abbia accompagnato le villeggiature prima e le vacanze mordi e fuggi poi, degli italiani, scrive Francesco Filippi.
Per completare il quadro, non potevamo che guardare nei nostri archivi e proporvi una carrellata di frame presi dai super 8 della nostra Cineteca: la Gallery, curata da Lorenzo Pevarello, offre un racconto di “attimi” che ben rappresentano la metamorfosi di tanti luoghi, da spazio di lavoro e vita quotidiana a meta di vacanza.
I contributi e le testimonianze raccolti in queste pagine non vogliono essere un’operazione nostalgica, ma aiutarci a capire dove siamo diretti oggi, in un’epoca in cui il turismo deve fare i conti con la sostenibilità, l’iper-connessione e la ricerca di nuove forme di fuga.
L’invito è quello di leggere questo numero come si farebbe in un pomeriggio d’estate all’ombra di un porticato: con lentezza, curiosità e il desiderio di ritrovare il proprio personale spazio di villeggiatura.
(Aggiornato al 2 luglio 2026)
