Il caso della Val di Non

4 min

La presenza del turismo in Val di Non è il risultato dell’incontro tra le caratteristiche naturali del territorio, l’evoluzione delle infrastrutture e i cambiamenti sociali che hanno interessato la società europea e italiana negli ultimi centocinquant’anni. Tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri, la valle ha saputo trasformarsi da meta esclusiva per pochi privilegiati a destinazione capace di attrarre un pubblico sempre più ampio e diversificato.

Nei territori d’Anaunia, il turismo si è storicamente sviluppato in quelle aree che ancora oggi rappresentano luoghi simbolo dell’accoglienza turistica: la Mendola, l’Alta Anaunia e la Predaia. In epoche differenti, a favorire l’arrivo dei visitatori furono soprattutto il paesaggio aperto e soleggiato della valle, il clima mite e le quote moderate, caratteristiche che distinguevano la Val di Non dalle più aspre vallate alpine. Un ruolo decisivo fu svolto dal miglioramento dei collegamenti, culminato negli anni ’80 dell’800 con la costruzione della Strada della Mendola, nel 1903 con l’apertura della Funicolare della Mendola e nel 1909 con l’inaugurazione delle linee ferroviarie Trento-Malè e Dermulo-Fondo-Mendola.

La funicolare della Mendola nei primi anni del Novecento – Fondo famiglie Gabriele Larcher e Giancarlo Manica, Ruffré.

Presso la stazione di Passo Mendola, tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Grande Guerra si affermò la prima fase dello sviluppo turistico, quella del turismo elitario. La Mendola divenne rinomata località di villeggiatura per aristocratici e famiglie dell’Europa centrale, attratti dagli alberghi di lusso e dall’ambiente montano. Alla Mendola crebbero grandi strutture turistiche di lusso – come il Mendelhof o il Grandhotel Penegal – e la località divenne una delle più prestigiose stazioni di villeggiatura dell’Impero Austroungarico. La fama del luogo fu tale da attirare membri della casa imperiale asburgica, aristocratici, alti funzionari e personalità internazionali. Diverse fonti turistiche e storiche ricordano l’imperatrice d’Austria Elisabetta di Baviera tra le frequentatrici di questo luogo.

L’Hotel Penegal, nei pressi di Passo della Mendola, agli inizi del secolo scorso – Fondo famiglie Gabriele Larcher e Giancarlo Manica, Ruffré.

Successivamente, lo scoppio della guerra e gli esiti del primo conflitto mondiale portarono a un cambio deciso di paradigma. La dissoluzione dell’Impero austroungarico, lo spostamento dei confini al Brennero e il cambiamento su larga scala degli equilibri politici e sociali interruppero sostanzialmente l’afflusso del turismo di lingua tedesca e favorirono l’arrivo a Passo Mendola di una nuova clientela composta dall’alta borghesia italiana. Negli anni ’20 e ’30 il fenomeno si estese progressivamente anche ad altre aree geografiche della valle, in particolare l’Alta Anaunia e la zona della Predaia. Qui, dapprima presso i paesi di Cavareno e Ronzone in Alta Anaunia e presso l’abitato di Coredo in Predaia, nuove categorie di villeggianti italiani cominciarono a trascorrere lunghe settimane di soggiorno presso strutture alberghiere e ville private, che andarono via via a punteggiare il paesaggio introducendo canoni architettonici inediti, che segnarono quella stagione. Nello stesso periodo nacquero le prime Società di abbellimento, antesignane delle future Pro Loco e delle attuali aziende per la promozione turistica (APT), impegnate a valorizzare e ad “abbellire” i paesi, organizzando attività ricreative per gli ospiti.

L’Hotel Roen, a Cavareno, nella prima metà del Novecento – Collezione Luciana Recla, Ronzone.  

Lo scoppio della seconda guerra mondiale bloccò solo temporaneamente questo processo. Nel secondo dopoguerra, infatti, la crescente disponibilità di tempo libero, il miglioramento delle condizioni economiche e la nascita di quel fenomeno variamente conosciuto come “l’invenzione dell’estate” portarono alla democratizzazione del turismo, con un numero sempre maggiore di famiglie proiettate a trascorrere le vacanze estive in montagna. Tra gli anni ’50 e gli anni ’90 la Val di Non vide così crescere alberghi, pensioni e colonie estive, mentre molte famiglie contadine adattarono le proprie abitazioni all’accoglienza dei turisti attraverso l’affitto di camere e appartamenti. Questa forma di ospitalità generò anche importanti scambi culturali tra città e montagna, contribuendo a rafforzare i legami tra residenti e visitatori. L’estate era diventata così il momento centrale della stagione turistica in Anaunia. Intere famiglie si trasferivano per settimane nei paesi della valle alla ricerca di aria pulita e tranquillità, partecipando alle numerose escursioni organizzate dalle Pro Loco verso le principali attrazioni del territorio.  

A partire dagli anni Novanta questo modello entrò progressivamente in crisi. La diffusione di nuove destinazioni internazionali, il cambiamento delle abitudini di viaggio e l’avvento di internet modificarono profondamente il modo di fare vacanza. Nacque così una terza fase, ancora in corso e in costante rapido cambiamento, quella del turismo contemporaneo; caratterizzata da soggiorni più brevi, esperienze personalizzate e una maggiore attenzione alla valorizzazione del territorio durante tutto l’anno.

Barbara Widmann
Collabora da anni con la Fondazione Museo storico del Trentino in prevalenza svolgendo attività didattiche nelle scuole delle Val di Non. Tra le pubblicazioni prodotte si segnala “Storie di turismo e villeggianti in Val di Non”, in Anaunia storie e memorie di una valle (2018). Dal 2024 è presidente dell’associazione culturale “Guido Moncher Pioniere APS” di Coredo.

(Aggiornato al 2 luglio 206)