Quante volte quando eravamo piccoli ci hanno apostrofato con lo spauracchio: “Se non fai il bravo ti mando in colonia!” a metà tra la minaccia e l’esortazione. Sì, perché chi è andato dagli anni ’50 agli anni ‘70 del Novecento, la colonia se la ricorda molto bene, e raramente in modo positivo. Dal Trentino in genere si scendeva al mare a Cesenatico in Romagna, o a Calambrone in Toscana, mentre chi rimaneva in zona, viveva la colonia con chi veniva dalla pianura o da qualche città fuori regione, su “ai freschi” della montagna. L’epopea delle colonie si esaurì negli anni ’70 ma alcune esperienze sono poi proseguite e tuttora presenti: ciò che rimane sono enormi strutture, spesso chiuse e abbandonate. Vivono ancora però gli innumerevoli ricordi, da parte di milioni di persone, ex bambini, talvolta confluiti in pagine di Facebook o raccolti da autori documentaristi.
Le località più rinomate delle colonie marine a livello nazionale hanno da tempo fornito riflessioni e censimenti di queste strutture, mentre aree più periferiche rimangono scoperte: ne è un esempio la nostra provincia. Con il progetto “Ti mando in colonia!” l’associazione Araba Fenice intende riempire un vuoto e lo fa con un rinnovato censimento delle strutture trentine, con la ricerca di fotografie, anche dell’epoca, e preziose testimonianze. Ma non solo: lo studio punta le luci sul “caso Ledro” e lo fa con un progetto finalizzato al recupero dell’ex colonia di Molina di Ledro, un doveroso sguardo al futuro.


“Ti mando in colonia!” parte dalla definizione elaborata da Sergio Neri in un suo studio di fine anni ’60: “La colonia è un’istituzione residenziale per minori realizzata per un periodo limitato e dotata di una sede e di attrezzature proprie, collocata in una località diversa da quella di dimora abituale degli ospiti, che vi trascorrono un periodo prestabilito, chiamato turno”.
Il lavoro prosegue per brevi cenni storici che collocano il fenomeno a partire dalla metà dell’800, mentre il nucleo della ricerca si concentra sul censimento delle colonie e delle ex colonie trentine. Sono 141 le strutture analizzate e corredate da una scheda di approfondimento, da fotografie anche d’epoca e, in molti casi, da testimonianze. Custodire la memoria collettiva è un dovere verso il futuro: per chi volesse visionare le schede delle colonie on-line si veda il sito www.arabafenice.tn.it, sezione “Ti mando in colonia!”.
Studiare e raccontare in maniera organica un tema come quello delle colonie del Trentino ha invitato a una modalità di lavoro capace di “andare oltre l’apparenza”. Non è raro infatti che dietro alla storia (e alla visione) di stabili definibili e definiti come colonie o ex colonie, siano nascoste diverse storie e diversi enti protagonisti di questi luoghi. Non è raro che questi edifici oggi siano molto diversi da com’erano; non è raro ancora, che abbiano una seconda, terza, quarta vita che “annebbia i ricordi”, nasconda le tracce e svii le ricerche. Ci si può comunque considerare fortunati per la presenza di banche dati, siti internet e tantissimi ricordi della comunità trentina, che hanno alimentato giorno dopo giorno la ricerca. Il lavoro è stato costruito step by step: partire dalle colonie note e raccoglierne la storia, trovare corrispondenza tra toponimi e stabili, scandagliare i territori trentini e scovare colonie note o altre insospettabili.
Le modalità di ricerca hanno trovato compimento grazie anche all’aiuto dei locali: gentili valligiani trentini che da un balcone o da una finestra suggerivano una direzione, un edificio e qualche commento. Poi è venuta in soccorso la rete. I social, i siti e le possibilità di accesso a risorse librarie e archivistiche che hanno permesso di irrobustire l’efficacia della ricerca. È una distribuzione capillare quella che contraddistingue le 141 colonie trentine e ciò che spicca, è la scelta della bellezza dei luoghi in cui sono situate: vicino a laghi blu o nel verde delle montagne, accanto a boschi e sentieri. Sostanzialmente 63 di queste colonie non ricoprono più la funzione di accoglienza; 78 “colonie” ancora operative, passano per la maggior parte sotto la dizione di “casa vacanze” (50 casi); di 63 strutture citate si è constatato come la maggior parte di queste abbiano trovato nuova vita come luoghi pubblici (scuole, sedi comunali, sedi per istituti o associazioni in 18 casi). Non manca poi la trasformazione in case d’abitazione (13). In 4 casi le colonie sono diventate veri e propri alberghi. Il dato di interesse è quello relativo a una trentina di strutture: sono colonie semplicemente chiuse (19) o veri e propri ruderi (7).

In conclusione, questo progetto può essere letto su vari livelli. Il più immediato è legato ai ricordi di un italiano su due, mentre un livello più approfondito si sposa al tema del recupero e della riqualificazione di queste enormi strutture (a livello nazionale si contano 2 milioni di metri cubi) in zone molto belle e di pregio. Un recupero anche morale, rivolto al senso “comunitario” che queste strutture rivestivano.
Araba Fenice APS
Associazione di cultura e ambiente fondata nel 2001 ad Arco, dall’esperienza di Operatori che avevano lavorato in Trentino nell’educazione ambientale tra il 1986 e il 2000. Si occupa di progetti nel Basso Trentino, ma allargandosi talvolta anche all’intera provincia e a livello nazionale, costituendo un centro studi che ha coinvolto anche giovani ricercatori con un approccio interdisciplinare, tra geografia, storia e ambiente, per capire ed interpretare il mondo che ci circonda.
(Aggiornato al 2 luglio 2026)
