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 Ai poster l’ardua sentenza…

Attraverso parole, segni, immagini, metafore, il manifesto politico ha veicolato idee, valori e movimenti, lasciando un’impronta indelebile nella cultura italiana del secondo Novecento. Anche in Trentino. Qui, aprendo i cassetti della Fondazione Museo storico del Trentino dove stavano impilati centinaia di “poster” salvati dal macero, è nata l’idea di un progetto durato quasi due anni, che ha coinvolto scuole professionali e università, istituti culturali e archivi nazionali e che oggi è diventato una serie televisiva dal titolo scherzoso: “Ai poster l’ardua sentenza” (regia di Andrea Andreotti). Ognuna delle quattro puntate è dedicata a un decennio della storia d’Italia e ad alcuni dei temi protagonisti della cartellonistica politica del tempo: gli anni cinquanta con la paura della bomba atomica, gli anni sessanta con la contestazione studentesca, gli anni settanta con il referendum sul divorzio, gli anni ottanta con una nuova consapevolezza verde.

Una serie disponibile su Youtube (@museostorico)

Un elemento distintivo del progetto è che oltre a essere un prodotto culturale rivolto a un pubblico generalista è anche un modello educativo efficace e completo che ha visto protagonisti ragazzi e ragazze della genZ, precisamente dello IED Istituto Europeo di Design di Milano e del Centromoda Canossa di Trento. Nella sede dello IED si è svolta una parte consistente delle riprese: una classe di studenti, guidata dai docenti Paolo Accanti, Lodovico Gualzetti e Mauro Panzeri, ha esplorato le tecniche grafiche, riflettuto sulle ispirazioni artistiche e discusso gli intenti di storiche campagne di comunicazione politica. Hanno guardato al passato appeso ai muri da una prospettiva contemporanea, cogliendo con spirito critico le trasformazioni del linguaggio visivo di un’epoca ormai lontana. 

Le riprese in classe allo IED Istituto Europeo di Design di Milano 

Anche per una classe IV della scuola di moda trentina l’apprendimento in aula si è tradotto in un’esperienza concreta: con la Trentino Film Commission, hanno approfondito il tema delle professioni del cinema e conosciuto alcune costumiste, mentre con l’aiuto delle insegnanti hanno confezionato una ventina di abiti di scena per alcune scene di fiction presenti nelle puntate: hanno vestito uomini e donne, giornalisti e giovani studenti, famiglie con bambini, e naturalmente l’attacchino, tutti ripresi davanti alle affissioni cittadine mentre dialogano su temi della politica e della società del tempo.

In entrambi i contesti educativi, l’impegno sul set è stato preparato da una formazione storica curata dal team della Fondazione Museo storico del Trentino: lezioni frontali per ripercorrere i fatti salienti della Prima Repubblica nel contesto internazionale e un laboratorio sulle fonti storiche per capire come oggetti e messaggi mediali contribuiscano a creare (e a cristallizzare) l’immaginario di un’epoca. Sicuramente un approccio diverso alla storia e ai modi più tradizionali di insegnarla: lasciando nel cassetto i manuali e ritrovando sul set tessuti, costumi, slogan e forme grafiche che ora i ragazzi e le ragazze sanno collocare nel tempo e argomentare con curiosità.  

Alcuni vestiti di scena realizzati dal Centromoda Canossa di Trento

Il progetto è finanziato da Fondazione Caritro e vede la collaborazione di Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, Istituto Luigi Sturzo, Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, Comune di Trento e associazione Harpo. I materiali documentali provengono da altri prestigiosi archivi, come Fondazione Feltrinelli, Collezione Salce, Archivio Centrale dello Stato.

(Aggiornato al 19 novembre 2025)