La villeggiatura estiva trascorsa dagli abitanti delle città nelle vallate trentine è un fenomeno che fino agli anni Cinquanta del secolo scorso riguardava soprattutto le élite urbane, che raggiungevano abitazioni in montagna o sui laghi per trovare per qualche settimana all’anno una vita più informale. A Serrada, in Folgaria, alla fine del XIX secolo la famiglia dell’avvocato e politico socialista Antonio Piscel trovò il luogo del riposo, uno spazio sentimentale e culturale che poi ha ospitato il figlio Giuliano ed è stato frequentato anche dalla nipote Enrica Collotti Piscel, che in quella casa ritrovava l’intreccio tra la storia della sua famiglia e quella del mondo cui era abituata a pensare.
Degli anni Venti sono le foto delle prime villeggiature della famiglia di Alcide De Gasperi nella loro casetta in val di Sella. Sono gli anni dell’avvento del fascismo, De Gasperi appare sempre più magro e pensieroso, più giovane ma non meno carico di pensieri delle estati che avrebbe continuato a trascorrere in Sella dopo la seconda guerra mondiale. In quelle settimane, il presidente De Gasperi riceveva le visite di politici importanti e di persone qualunque, che passavano per un semplice saluto all’uomo della pace e della ricostruzione.

Anche Ernesta Bittanti, vedova dal 1916 di Cesare Battisti, trova a Bellamonte, una frazione di Predazzo, un luogo dove trascorrere la villeggiatura estiva a partire dagli anni Quaranta. Non immaginiamola intenta a giocare a carte o a passeggiare per i boschi: le lettere che invia all’amico e storico Gaetano Salvemini mostrano che i suoi interessi politici e intellettuali non la abbandonano neanche in montagna.

La villeggiatura come fenomeno di massa inizia a diffondersi con il boom economico, quando le prime Cinquecento fanno sì che con l’inizio delle vacanze scolastiche ci fossero veri e propri traslochi verso le vallate.
Le direzioni di queste migrazioni dai centri alle valli risentivano della vicinanza: se da Rovereto si andava verso l’Altipiano di Folgaria, da Trento le mete erano per lo più l’altopiano di Baselga di Pinè e il Bondone. Inizialmente poteva capitare che nei paesi i proprietari si trasferissero nei fienili o nelle soffitte, per affittare le loro stanze e appartamenti ai nuovi inquilini stagionali. Dal punto di vista economico i guadagni estivi iniziano presto ad essere importanti per i bilanci delle famiglie contadine anche se l’incontro tra villeggianti e residenti non è sempre semplice. Dopo i primi anni all’avventura, con il crescere delle disponibilità economiche e l’ambizione di raggiungere lo status della seconda casa, i “zitadini” non si accontentano più di abitare nelle stanze contadine, ma acquistano terreni e costruiscono nuove abitazioni modellate sulle loro esigenze.
È così che i tornanti che da Candriai si susseguono fino a Vason iniziano a essere sempre più punteggiati di case, villini, chalet, in uno stile architettonico che unisce il gusto urbano a quello alpino. Nel 1953 l’Azienda turistica del Monte Bondone registra otto alberghi e 40-45 ville e villette, che i mariti potevano raggiungere nel fine settimana, mentre figli e figlie rimanevano con la mamma “ai freschi” per periodi oggi quasi incredibili, alcuni mesi da giugno a settembre.

Con il crescere della diffusione dell’automobile, al fenomeno di un turismo quasi stanziale e “interno” al Trentino, che rimescolava le provenienze e i rapporti tra valli e centri urbani, si sommano i villeggianti che arrivano dalle grandi città industriali. “I milanesi”, “i bolognesi”, addirittura “i romani”. Tra questi va ricordato il fondatore del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante, che per molti anni aveva l’abitudine di trascorrere con la moglie e i figli le estati e le feste invernali in una villa ottocentesca affacciata sul lago di Levico.
Con il mutare dell’organizzazione del lavoro e soprattutto con l’evoluzione del ruolo della donna, non più solo casalinga e madre, negli ultimi anni le lunghe estati della villeggiatura sono andate perdendosi. Le seconde case rimangono ancora nei paesi e nei prati, talvolta sono diventate prime case dei nipoti di chi le ha costruite, spesso sono ancora le case del cuore, costruite per famiglie numerose e che ora ospitano i ben più piccoli nuclei familiari degli eredi. In tempi di “overtourism” concentrato in pochi “hot spot”, di vacanze che si misurano in ore e non in giorni, di “immersive holidays” e “selfie” condivisi in diretta, ripensare ai tempi lenti dei paesi della villeggiatura popolare fa quasi tenerezza.
(Aggiornato al 2 luglio 2026)
