Il 1946 di De Gasperi. Tra fame, pace e futuro

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Non abbiamo a disposizione l’agenda di Alcide De Gasperi del 1946, ma scorrere le fotografie ufficiali di quei mesi è impressionante. Incontri, strette di mano, treni, piazze: De Gasperi è al centro dei momenti salienti e come di quelli preparatori. 

Dal 10 dicembre 1945 iniziava a guidare il suo primo Governo e un paese che presentava delle difficoltà colossali. Si potrebbe immaginare mentre discute solo di massimi sistemi, immerso in una dimensione internazionale. Probabilmente le sue giornate erano anche questo. Ma un uomo realistico come De Gasperi aveva ben presenti le condizioni materiali della popolazione, un ritratto impietoso di persone la cui vita era davvero in ginocchio. Il 9 febbraio 1946 scrive a Washington a Mr. Samuel Lehmann, presidente U.N.R.R.A. che “è mio dovere segnalarvi che le ultime riduzioni hanno portato la razione ad un livello estremamente basso che non raggiunge neppure le 700 calorie giornaliere. Aggiungo che la scarsissima disponibilità di generi non razionati, caratteristica dei mesi invernali, rende impossibile alle popolazioni urbane di completare il proprio vitto e di avvicinarsi alle 1500 calorie, fabbisogno assolutamente indispensabile per evitare gravi conseguenze dal punto di vista sanitario, soprattutto con riguardo al fortissimo aumento della tubercolosi, che si riscontra specialmente nei prigionieri, nei profughi e nei deportati che vanno rientrando in patria e si attendono a buon diritto particolare considerazione”.

Fame, diritti, pace, le settimane del 1946 si susseguono e nessuno di questi elementi sfugge alla sua attenzione. Il 1 di febbraio 1945 aveva firmato il decreto legislativo n. 23 che estendeva il diritto di voto anche alle donne italiane. Dopo un secolo di richieste deluse, la decisione venne presa in un clima sereno, con procedura accelerata e con voto unanime. Le donne avevano fatto finalmente la loro comparsa a pieno titolo sulla scena politica con le elezioni amministrative e poi al Referendum per scegliere tra Monarchia a Repubblica. È di nuovo una fotografia a ricordarci quel momento, un’immagine che ritrae Francesca, moglie dello statista, che si accinge con la figlia Maria Romana a inserire la scheda nell’urna, e alle loro spalle, come a voler lasciare loro la scena, Alcide, che le guarda sorridendo. 

Cosa votò non lo disse mai, ma sostenne coraggiosamente le tensioni che sorsero mentre la Corte di Cassazione aspettava di pronunciarsi circa i ricorsi avanzati da parte di liberali e monarchici. Per De Gasperi furono giornate difficilissime, con il rischio sempre più concreto che la situazione degenerasse in una nuova fase di violenze tra i civili. Al termine di un faticoso braccio di ferro con il re Umberto II, nella notte tra il 12 ed il 13 giugno il Consiglio dei Ministri presieduto da De Gasperi proclamava la Repubblica, poche ore dopo il re lasciava per sempre l’Italia.

È probabile che durante l’estate De Gasperi abbia trascorso qualche giornata nella casa di montagna a Sella, ma già nel mese di agosto tenne il suo discorso più famoso, il cui il potente incipit “Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me” risuonò a Parigi, nella grande sala dove si discutevano gli accordi di pace. Quello che parlava era un uomo consapevole del passato di paese ex nemico, ma pieno di dignità: “Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare, vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni paese, che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una meta ideale. […] È in questo quadro di una pace generale stabile, Signori Delegati, che vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia”.

De Gasperi espone la tesi italiana alla conferenza di pace, Parigi, Palazzo Luscembraury, 10 agosto 1946

È difficile immaginare le emozioni che può aver provato in quelle settimane. Certo era un uomo politicamente esperto, che aveva conosciuto le aule di tanti parlamenti, due guerre mondiali, clandestinità, ma la responsabilità delle trattative internazionali che sostenne a Parigi fanno davvero gelare i polsi. È in quella situazione che firmò anche un accordo che condizionò il futuro della sua terra d’origine, il Trentino e l’Alto Adige, e forse attinse di senso dalla sua formazione politica giovanile, quando era stato parlamentare a Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico. Con la firma tra De Gasperi e il ministro degli Esteri Karl Gruber, l’Italia si impegnava ad adottare misure per la salvaguardia e l’autodeterminazione della minoranza tedesca e la parte austriaca rinunciava a pretese di diretta sovranità, mantenendo una funzione di garante e tutrice. Erano le basi di un esperimento sociale e politico lungimirante. Ricordando quell’accordo, tre anni dopo, il  4 aprile 1948, De Gasperi avrebbe ricordato in un comizio che quella che “si è riusciti a trovare la via di una collaborazione italo-tedesca, a creare una specie di soluzione svizzera, venendo incontro anche ai desideri della politica internazionale più larga, che guarda al di là, oltre l’orizzonte delle nostre montagne non soltanto per tutta la nazione italiana ma per l’Europa”. 

(Aggiornato all’8 ottobre 2026)