Nel 1964 Gigliola Cinquetti a 16 anni vince il festival di Sanremo con la canzone Non ho l’età, vince anche l’Eurovision Song Contest, entra nelle classifiche di tutta Europa e diventa un inaspettato fenomeno dello spettacolo. A Sanremo indossa un abito verde, di seta con gonna a pieghe sotto al ginocchio, maniche lunghe e un fiocco sul colletto: “Franco Crepax, il direttore della casa discografica prende un foglietto e con la biro disegna una linea tutta a zig-zag, dice «la gonna deve essere così» e intendeva dire plissettata, poi mi hanno portata da una sarta a Milano”. L’episodio è stato raccontato dalla stessa Gigliola in un incontro svoltosi a Trento nel 2024, organizzato dalla Fondazione Museo storico del Trentino, durante il quale la cantante ha dialogato con lo storico Quinto Antonelli, ha risposto alle domande del pubblico, ma soprattutto ha “incontrato” il suo archivio. Quello che nel 2002 ha voluto donare all’allora Museo storico in Trento, materiale raccolto e conservato nel corso della sua carriera di cantante, dalla metà degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta: dischi, riviste, oggetti, vestiti e soprattutto le 150.000 lettere dei suoi fan.
In quegli anni le scrissero tutti: ragazzi, adulti, donne e uomini, da tutta l’Italia e dall’estero. Chi chiedeva una fotografia, chi raccontava di sé, chi cercava aiuto per trovare un lavoro o per entrare nel mondo dello spettacolo: “Sono Siciliana, però mi trovo qui a Milano faccio la commessa, però a dirti la verità mi piacerebbe fare la presentatrice in televisione” (Maria Pia, 1965). Le scrivono uomini che vogliono sposarla e ragazze che vorrebbero essere come lei, mamme che la consideravano un esempio per le figlie e preti che la consideravano un modello per tutte le giovani donne.

Il testo della canzone che la rese famosa, “non ho l’età per amarti, per stare sola con te”, unito al look acqua e sapone che era stato voluto dalla casa discografica convinsero pienamente il pubblico che fece del suo personaggio, e della sua persona, un baluardo contro la modernità, contro i comportamenti e i look scandalosi delle dive più anticonformiste: “Cara Gigliola mi sei molto simpatica e vorrei conoscerti perché credo di essere un tipo come te. Un tipo magari un po’ all’antica, ma che non indosserebbe mai una “minigonna” e non si innamorerebbe mai di un capellone” (Maria Grazia, 1966).

Non fu solo il suo pubblico ad intenderla in questo modo, la rassicurante Gigliola piaceva a tutta la società più tradizionalista: “Gigliola Cinquetti ci ha restituito d’improvviso l’immagine di una ragazza che non vuole fuggire in avanti. Che non pretende di avere un’età maggiore della sua, che si propone di aspettare il suo momento. Antitesi cristallina della ‘bruciata’, della ‘precoce’, della ‘ninfetta’; antilolita per eccellenza. Per questo è piaciuta tanto. L’immagine di una età fresca, non adulterata, che nel mondo di oggi si va perdendo. O che va rinascendo?” (Corriere della Sera, 25 marzo 1964).

Tutta questa attenzione al suo aspetto e al suo abbigliamento non poteva non avere dei risvolti negativi. Ne era consapevole la stessa Gigliola, già in un’intervista pubblicata su Espresso sera nel novembre del 1964. La cantante è conscia (e preoccupata) del fenomeno che la sta investendo: “Le lettere che ricevo, spesso mi fanno riflettere. La gente mi crede un simbolo, mi addita ai figli come l’esempio da imitare […]. La causa di ciò penso sia stato il titolo della canzone con cui il pubblico mi ha conosciuto, Non ho l’età. Alcuni credono addirittura che sono stata io stessa a scrivere la canzone […], secondo costoro io non potrei innamorarmi […]. Mi ricordo la lettera di un frate su cui stava scritto che io, col mio esempio, potevo fare più bene di lui con le sue prediche. Tutto ciò mi sorprende e mi fa paura perché la gente mi ammira per quello che sono adesso, ma io non potrò rimanere sempre così”.
Ed è esattamente quello che vediamo succedere quando Gigliola cresce e cambia sotto il microscopio attento dei suoi ammiratori, che non sempre sanno apprezzare: “quando di fronte a noi sei apparsa l’altra sera a presentare la tua nuova canzone la “Rosa nera” in minigonna, non ci sei veramente piaciuta e io sono rimasta veramente mortificata; […] io per prima dico che a mia figlia permetterei andare al mare in costume alludo ai due pezzi ma in minigonna mai perché è uno sconcio “SCONCIO”. Tu sei troppo intelligente, un momento di smarrimento si può avere tutti, ma ti prego non farlo più” (Maria Luisa, 1967).
(Aggiornato al 14 maggio 2026)
