Una bambina, un pallone e una fotografa visionaria

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Quando si pensa a un’immagine iconica la nostra mente pesca quasi in automatico un evento significativo della Storia recente o una figura emblematica in una posa rappresentativa. Eppure l’aggettivo iconico indica semplicemente che il soggetto inquadrato è talmente distintivo da diventare il simbolo riconoscibile di un periodo, di un’emozione o di un’urgenza socioculturale. Non è detto che l’immagine debba essere “famosa” o che attivi un’immediata sensazione di già visto: il punto è piuttosto che quando la vediamo noi siamo in grado di riconoscerne la forza dirompente, di connetterci con il messaggio che continua a consegnarci.

Dalla locandina del documentario Letizia Battaglia – Shooting the Mafia (Irlanda-Stati Uniti, 2019)

Molte delle foto scattate da Letizia Battaglia ricadono in questa categoria di iconicità percepita, rigorosamente in bianco e nero. Una su tutte: «La bambina con il pallone». Viene pubblicata, esposta, premiata, fino alla camera ardente della fotografa nel 2022.

È il 1980, l’anno dell’omicidio del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Inviata del quotidiano L’Ora, Battaglia sarà la prima fotoreporter ad arrivare sul luogo, dove immortala l’attuale presidente della Repubblica mentre sorregge il corpo del fratello. La mafia è ovunque a Palermo e si troverà spesso a guardarla in faccia col suo grandangolo: oltre ai delitti, documenta anche le profonde contraddizioni dei suoi quartieri, sospesi tra miseria e speranza. Gira sempre con una Pentax K1000. Ce l’ha anche in trattoria, quel giorno al vecchio porto di la Cala, quando vede un gruppo di ragazzine che giocano per strada. Le raggiunge e una di loro attira subito la sua attenzione: magra, occhiaie nere, capelli lisci. Le punta l’obiettivo addosso, la guida verso una porta e le dice di non ridere. Questione di pochi istanti non è una foto posata, come spiegherà anni dopo:

«Era stupita, forse intimorita, la spinsi dolcemente come in sogno verso il portone, contemporaneamente lei alzò il braccio sopra la testa, il pallone sempre in primo piano. Si creò “un’alchimia perfetta”. Mi piace immortalare le bambine in quell’età che si affacciano all’adolescenza… Quell’età in cui i sogni sono in bilico, possono infrangersi da un momento all’altro sulla realtà. Per questo le bambine che ritraggo quasi sempre non sorridono, hanno perso la gioia com’era successo a me, guardano il mondo con la serietà con cui lo guardavo anche io alla loro età» (da Quando uno scatto ti scava nell’anima: Letizia Battaglia e la ricerca della verità – Sicilian Post).

Letizia Battaglia La bambina con il pallone, quartiere la Cala (Palermo, 1980)

Queste parole contengono la prima ragione per cui possiamo dire di trovarci di fronte a un’immagine iconica: l’empatia nello sguardo di chi scatta. Battaglia riesce infatti a far “parlare” quella bambina senza nome, quel corpo minuto ma fiero, e ci fa sentire la tristezza (la smorfia imbronciata), la voglia di riscatto (lo sguardo profondo), la determinazione (il pallone e la banconota in mano) ma anche una certa rabbia per una felicità che sembra negata.

Un secondo aspetto poi accomuna questa fotografia ad altri scatti entrati nella storia: i simboli che contiene, come il portone che è insieme portale (tra infanzia ed età adulta) e ostacolo (chiuso, crivellato, con l’intonaco cadente), oppure il pallone che è sfera di cristallo ed elemento di emancipazione. 

Il destino di questa bambina resta aperto, ignoto, ma la palla – che evoca uno sport allora considerato da maschi – faceva ben sperare. Quando guardiamo un’immagine iconica non possiamo fare a meno di chiederci cos’è successo dopo, che ne è stato di quelle persone ritratte. Tanto che non è inusuale leggere notizie che aggiornano sui destini di alcuni dei protagonisti sconosciuti di scatti fotografici famosi. Così ad anni di distanza viene da chiedersi: ma quella bambina avrà davvero preso a calci il mondo? È una domanda che accompagnerà Letizia Battaglia per tutta la vita fino a quando, 38 anni dopo lo scatto, decide di mettersi alla ricerca di quella bambina: prima andando in giro a raccogliere informazioni per i vicoli di Palermo, poi rivolgendosi alla trasmissione Chi l’ha visto. È così che la trova, ignara che la sua faccia avesse fatto il giro del mondo. Catia e Letizia si incontrano nello stesso posto, al numero 3 di piazza Tarzanà, dove la fotografa la immortala di nuovo: stesso portone, senza pallone ma con il sorriso. «La mia bambina era diventata una splendida donna, bella e onesta. Non mi aveva tradito».

Incontro tra Letizia Battaglia e “la bambina col pallone” quasi 40 anni dopo

(Aggiornato al 15 gennaio 2026)