Per una storia del manifesto politico
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Parole che persuadono, immagini che colpiscono, slogan che restano impressi: il manifesto politico non è solo un potente strumento di comunicazione ma anche una straordinaria fonte storica. Ne abbiamo parlato con Edoardo Novelli, professore presso l'Università degli studi Roma Tre, dove si occupa di comunicazione politica, sociologia dei media e di visual studies. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali “I manifesti politici. Storia e immagini dell'Italia repubblica (Carocci, 2021)” e, con Gianandrea Turi, “Divorzio. Storia e immagini del referendum che cambiò l'Italia” (Carocci, 2024).
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Nel 1948, in occasione delle prime elezioni dell’Italia repubblicana, la battaglia politica non si combatté solo nei comizi o sui giornali, ma anche nello spazio urbano, trasformato in un campo di conquista. Le forze politiche si contesero con energia i muri di paesi e città, ricoprendoli di manifesti e slogan dal forte impatto visivo. A orientare i consensi contribuì anche questa “battaglia murale”, fatta di immagini e parole pensate per mobilitare gli elettori e demonizzare l’avversario.
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Da Festival a laboratorio permanente, Cheap è un progetto di arte pubblica che ha scelto uno strumento effimero - i poster - per portare temi importanti e scomodi all’attenzione di chi attraversa la città, in questo caso Bologna ma non solo. Ne abbiamo chiacchierato con Sara Manfredi, co-fondatrice di Cheap.
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Che tipo di medium è un manifesto? Come si progetta? Quando coglie nel segno? E ancora cosa ha dato (e tolto) l’avvento del computer? Ne abbiamo parlato con Mauro Panzeri, Paolo Accanti e Lodovico Gualzetti, grafici e docenti dello IED Istituto Europeo di Design di Milano, un'Accademia che dà forma alle visual experience del futuro e prepara i progettisti della comunicazione visiva di domani.
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Il tazebao, “giornale murale” diffusissimo in Cina, ha fatto la sua comparsa in Occidente durante le contestazioni del ’68, sull’onda della fascinazione giovanile verso la Rivoluzione culturale di Mao. Lo troviamo anche a Trento, sui muri e per le strade della città: come in questo episodio dei “caldissimi” primi anni ‘70.
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“Manifesto” (2015) di Julian Rosefeldt è un film-installazione che riporta in vita oltre cinquanta proclami politici e artistici del Novecento. L’attrice Cate Blanchett interpreta tredici ruoli diversi, facendo rivivere i manifesti storici in scenari quotidiani, tra ironia, utopia e straniamento.
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La disfatta di Caporetto è stata immediatamente attribuita dalle classi dirigenti italiane alla “viltà” dei soldati semplici, cioè di quello stesso popolo che avevano trascinato in guerra contro la sua volontà. Per proseguire la guerra, oltre che sulla repressione, lo Stato italiano iniziò a ricorrere massicciamente alla propaganda, coinvolgendo nell’operazione molti intellettuali del tempo.
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