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Edoardo Novelli. Una straordinaria fonte storica

Edoardo Novelli. Una straordinaria fonte storica

Parole che persuadono, immagini che colpiscono, slogan che restano impressi: il manifesto politico non è solo un potente strumento di comunicazione ma anche una straordinaria fonte storica. Ne abbiamo parlato con Edoardo Novelli, professore presso l'Università degli studi Roma Tre, dove si occupa di comunicazione politica, sociologia dei media e di visual studies. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali “I manifesti politici. Storia e immagini dell'Italia repubblica (Carocci, 2021)” e, con Gianandrea Turi, “Divorzio. Storia e immagini del referendum che cambiò l'Italia” (Carocci, 2024).

14 min

Le elezioni del 1948 nei manifesti elettorali

Le elezioni del 1948 nei manifesti elettorali

Nel 1948, in occasione delle prime elezioni dell’Italia repubblicana, la battaglia politica non si combatté solo nei comizi o sui giornali, ma anche nello spazio urbano, trasformato in un campo di conquista. Le forze politiche si contesero con energia i muri di paesi e città, ricoprendoli di manifesti e slogan dal forte impatto visivo. A orientare i consensi contribuì anche questa “battaglia murale”, fatta di immagini e parole pensate per mobilitare gli elettori e demonizzare l’avversario.

4 min

Mauro Panzeri, Paolo Accanti e Lodovico Gualzetti. L’idea, il segno, il manifesto

Mauro Panzeri, Paolo Accanti e Lodovico Gualzetti. L’idea, il segno, il manifesto

Che tipo di medium è un manifesto? Come si progetta? Quando coglie nel segno? E ancora cosa ha dato (e tolto) l’avvento del computer? Ne abbiamo parlato con Mauro Panzeri, Paolo Accanti e Lodovico Gualzetti, grafici e docenti dello IED Istituto Europeo di Design di Milano, un'Accademia che dà forma alle visual experience del futuro e prepara i progettisti della comunicazione visiva di domani.

12 min

Tra riusi e abusi. La “fine” di un medium?

  • Usurare.

    A volte è solo “colpa” del caso, della pioggia o dell’attacchino che tarda a passare. La natura mentre raschia le stratificazioni successive delle affissioni ci può regalare nuove, curiose, composizioni. © Pochestorie

  • Sfigurare.

    Baffi da Zorro, occhiali da Harry Potter, denti anneriti, nasi rosso pagliaccio trasformano i volti di candidati e candidate. C’è chi se la prende e chi si fa una risata, come questo candidato sindaco che ringraziando “l’artista misterioso” rilanciava: “Usate pure i miei poster per scrivermi critiche e farmi domande”. © Il Gazzettino Redazione Treviso

  • Contraffare.

    Nel 2022 il collettivo artistico “Offline Corporation” affisse per le vie di Palermo manifesti con i loghi rielaborati di Forza Italia e Dc Nuova contro gli “impresentabili” delle liste elettorali locali.

  • Sovrascrivere.

    Forma comune di “abuso” è l’aggiunta/cancellazione di parole che vanno a stravolgere il significato originario dello slogan. A volte con effetti comici, altre con intenti di contro-informazione. Tra i manifesti più “trasformati”, quelli del movimento antiabortista. © Non una di meno Verona

  • Reinterpretare.

    Alle elezioni comunali le trovate “geniali” si sprecano. Un candidato liberale piacentino ne ebbe addirittura due, sfruttando testimonial storici (e defunti) del calibro di Totò (qui sopra) e di Giuseppe Verdi che invitava a votare “un piacentino vero” come lui. © IlPiacenza

  • Vandalizzare.

    Alcune date del nostro calendario civile sono oggetto di polemiche e strumentalizzazioni. E così compaiono strappi, svastiche o cancellature nei manifesti che accompagnano le commemorazioni del 25 aprile (anniversario della Liberazione d’Italia) o del 10 febbraio (Giorno del ricordo). © Roma Today

  • Capovolgere.

    Spesso ad alimentare la cultura dell’odio sono gesti semplicissimi dalla forte valenza/violenza simbolica, come capovolgere i manifesti di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, riferimento palese all’esposizione del corpo di Benito Mussolini in piazzale Loreto a Milano. © Ansa

  • Rielaborare.

    Gli artisti Francesco D’Isa e Chiara Moresco hanno esplorato i codici iconografici dei manifesti. Partendo dalla banca dati manifestipolitici.it, l’intelligenza artificiale ha individuato e rielaborato in chiave astratta i pattern più diffusi. Ne è nata una collezione di 280 poster affissi su un edificio bolognese. © Margherita Caprilli (da Zero Bologna)