Quando un’immagine diventa iconica?
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La fotografia è un mezzo capace di catturare la realtà, di fissare in un attimo un’immagine e consegnarla alla “storia”. Ma è anche un’azione: può diventare un potente strumento di resistenza e di lotta, come è accaduto per il movimento femminista. Fotografarsi significa affermare la propria esistenza, mostrarsi in pubblico, rivendicare una presenza – e un ruolo – all’interno della società. In questo numero abbiamo intervistato Federica Muzzarelli, storica dell’arte e professoressa di storia della fotografia presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, dove è coordinatrice del centro di ricerca FAF – Fotografia Arte Femminismi.
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Nel settembre del 1936, il fotografo Robert Capa scatta una delle fotografie che ne segneranno la fortuna: un miliziano repubblicano viene colto nel momento della morte, mentre fucile in pugno assalta una postazione nemica. Sull’autenticità di questo scatto si consumerà però una battaglia senza fine con colpi di scena continui.
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La tragedia di Gaza in questi anni è stata documentata dai giornalisti locali con fotografie, articoli e video. E per la prima volta nella storia, questa distruzione è stata “oggetto” di elaborazioni fotografiche frutto dell’intelligenza artificiale. Quale o quali di queste immagini rimarranno nella nostra memoria?
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Per Henri Cartier Bresson la fotografia consisteva in un allineamento tra testa, occhio e cuore. Un modo di vivere che caratterizza anche l’attività di Lorenzo Tugnoli, primo italiano a vincere il Premio Pulitzer per la fotografia per il suo reportage in Yemen realizzato nel 2018 per il Washington Post. Basato a Beirut, è interessato alle conseguenze umanitarie dei conflitti e segue da anni l’area del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Il suo lavoro è stato di recente esposto nella mostra “fa che sia un racconto”, mentre è da poco uscito il volume “It can never be the same” (Ghost Book 2025).
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L’immagine drammatica di una fucilazione durante il secondo conflitto mondiale, usata in modo improprio, è l’esempio di come le immagini, come ogni documento storico, vadano verificate, confrontate e contestualizzate.
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Letizia Battaglia è stata un’acuta osservatrice della storia italiana, anche della più drammatica. Ha prodotto più di 600.000 fotografie: “per dieci scatti buoni – diceva – ce ne sono mille di merda”. Eppure, ci ha lasciato in eredità tanti frammenti visivi che oggi possiamo definire iconici. Uno in particolare, scattato nel 1980 nella “sua” Palermo.
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Gli Archivi Alinari sono uno dei giacimenti di documentazione fotografica più rilevanti per la storia della fotografia, non solo italiana. Tra gli oltre 5 milioni di beni fotografici oggi conservati, alcune immagini sono talmente diffuse da essere diventate famose, delle vere e proprie icone. Eccone una classifica.
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